La Cicceide legittima/I/CCXXV

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Sonetti

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Nel tempo che l’Armata Veneta bombardava le fortezze della Morea.
Al Sig. Co: Ronchi.

ccxxv.

COnte, non odi ancor come rimbombe
     L’Ionio Ciel di barbari lamenti
     Or, ch’a far scempio de l’Odrisie genti
     4Forman bellico invito Adriache trombe!
Odo il fischio ben io d’aeree bombe,
     Che per la via dell’etra erran frementi
     E funeste del suol Comete ardenti,
     8A l’estinte falangi apron le tombe.
Ma di mia penna il picciolo cannone
     Caricato da me per proprio spasso
     11Con la semplice palla d’un C....
Ha fatto insino ad or sì gran fracasso,
     Che i bronzi là del Veneto Leone
     14Non ne fan tanto a Lepanto, e Patrasso.