La Palingenesi di Roma/La Rinascita/V. La reazione contro Livio e contro Machiavelli

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
V. La reazione contro Livio e contro Machiavelli

../IV. Lo Stato-Dio in Livio e nel Machiavelli ../VI. Il Tacitismo e la ragion di stato IncludiIntestazione 20 marzo 2018 100% Da definire

V. La reazione contro Livio e contro Machiavelli
La Rinascita - IV. Lo Stato-Dio in Livio e nel Machiavelli La Rinascita - VI. Il Tacitismo e la ragion di stato
[p. 107 modifica]

V.


LA REAZIONE CONTRO LIVIO

E CONTRO IL MACHIAVELLI.


Per queste ragioni una reazione non tardò a scoppiare contro il Machiavelli e contro Livio: una reazione a cui fu maestro e guida l’altro grande storico latino, Tacito, che da lui prese il nome di « tachismo » e che fu uno dei movimenti intellettuali più importanti del secolo XVII 1.

Il Tacitismo fu l’infatuazione e la giustificazione classica della monarchia, che si veniva consolidando e rafforzando in Europa, a partire dal secolo XVI. A mano a mano che il medio evo tramonta, ogni pensiero, ogni teoria, ogni azione politica doveva essere legittimata dal consenso di uno scrittore classico. La monarchia non sfuggì a questo destino; volle avere anch’essa il suo maestro, tra i grandi della antichità, e scelse Tacito. Un’apparente somiglianza dei tempi fu la ragione di questa scelta. Non aveva [p. 108 modifica] Tacito raccontato i primi travagli della monarchia Romana alle prese con le tradizioni secolari della repubblica aristocratica? Le monarchie, che nel secolo XVI e XVII, lottavano contro i residui delle tradizioni teocratiche, repubblicane e feudali del medio evo, credettero di ritrovarsi in quella storia, sebbene molte somiglianze fossero più apparenti che vere, e frequenti fossero le cose inconciliabili.

Nel 1542 Emilio Ferretti, dedicando un suo commento di Tacito ad un uomo di Stato, perchè ci trovasse norme di governo, scriveva: «Poterit Cornelii lectio nonnihil in isto concusso orbis motu, simillino corum temporum, quae ab ilio describuntur, adjuvare consilia tua».

E il Mureto — un altro grande umanista del Cinquecento — osserva: «Primum igitur considerandum est, republicas hodie perquam paucas esse, nullam esse promemodum gentem, quae non ab unius nutu atque arbitrio pendeat, uni pareat, ab uno regatur».

Anzi, il Mureto ammira tanto la politica di Tacito che non sente più neppure la differenza di molti umanisti per lo stile tacitiano, ed afferma che anche Tacito scrive bene.

Nella seconda metà del ’500 e prima del ’600 le traduzioni ed i commenti di Tacito si moltiplicano, e vengon raccolte, con cura religiosa, le massime sparse nei suoi libri. Si scrivono ad uso dei prìncipi dei «Taciti, con riflessioni politiche e storiche» cioè paralleli coi tempi moderni, consigli politici, vagabondaggi storici. Non solo in Italia, ma in [p. 109 modifica] Francia, in Germania, in Olanda, i Tacitisti dilagano, si dividono in tendenze contrarie, distinguono, reagiscono magari, ma Tacito è sempre in bocca a tutti, e molti affermano che è il solo autore grande della antichità.

Così, per esempio, il marchese Virgilio Malvezzi dice che Tacito può essere molto utile in un’epoca di governi principeschi, come si studiava Tito Livio, quando c’erano le repubbliche. E Raffaele Dalla Torre, nel primo capitolo dell’Astrolabio di Stato, polemizza in un dialogo contro Famiano Strada, il quale affermava col suo traduttore, C. Papini, che Tacito attacca le frange al racconto, e si basa sul verosimile ma non sul vero, ha uno stile duro, rotto, troppo pieno di sentenze e di massime. Scipione Ammirato scrive i famosi «Discorsi sopra Tacito» che corrono il mondo, citati ovunque come un testo fondamentale. In Francia anche il Bodin scende in campo per difendere lo stile di Tacito. «Quis enim non videt dictio Taciti quam sit elegans, quam tersa et limata?». Giusto Lipsio scrive in vece che Tacito potrebbe gareggiare con tutti gli scrittori dell’antichità, se il suo latino fosse puro come quello di Livio e di Sallustio; ma poi si converte. E se in mezzo alla folla innumerevole degli entusiasti, tra cui non bisogna dimenticare Amelot de la Houssaye, c’è il piccolo gruppo di dissidenti, come il Boccalini, con che ardore sorgono a difendere lo scrittore antico i suoi molto più numerosi ammiratori! Teodoro Ryck definisce «sogni e chimere politiche» i giudizi su [p. 110 modifica] Tacito del collega italiano. Il Rapin raccomanda a chi vuole fare lo storico «qu’il ne suppose point de faussetés pour justifier ses conjectures, et pour faire quadrer les choses au tour qu’il leur donne, comme Tacite qui jette du poison partout ou comme Paterculus qui repande des fleurs sur tout».

  1. (1). Sul Tacitismo si può leggere con profitto il bel lavoro di G. Toffanin, Machiavelli e il Tacitismo. Padova, 1921.