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La coppa dell'avvenire

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Il riso La canefora occitana
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Antologia provenzale/Linguadoca


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LA COPPA DELL’AVVENIRE.

La coppa dell’avvenire, la coppa della grande alba che finalmente si leverà, radiante e vittoriosa, dalle nostre tenebre, la coppa di gioia e di felicità senza rimorsi, ove i nostri figli beveranno, sarà incantatrice, pura e splendente.

Da lei non salirà più verso gli uomini l’odio, eccitandoli, ardenti e stupidi, all’arte delle orribili carneficine, mettendo loro in cuore il barbaro desiderio di fabbricare le catene di servitù pei popoli fratelli. [p. 479 modifica]

Essa non trasalirà più ai clamori delle vittorie, innalzati in mezzo alla morte e agli spaventi, dai re el dagli imperatori, che senza tregua e senza sazietà, hanno abbeverato le loro glorie col sangue dei giovani e le lagrime delle fanciulle, su tutte le contrade.

I nostri figli vi berranno la luce e la verità, la gioia, la forza augusta della terra, il sogno d’esser conquistatori di scienza e di pace, d’amore e di bellezza, rinnegando il maledetto passato sinistro ed oscuro, di cui noi siamo i sostenitori.

Le armi della guerra con orrore sepolte, le vigne non succhieranho più sotterra colle loro radici, il sangue delle battaglie mortali; [p. 480 modifica]Coi soli ardori dell’Astro-Dio, che riscalderanno i vostri grappoli, allora elaborerete, o uve, il vino delle vostre vendemmie.

Il canto che s’alzerà dalla bella coppa d’allegrezza e d’entusiasmo avrà la freschezza dei baci che noi non avremo conosciuti, ma solamente sognati. Noi vivremo con la sola gioia di pensare che quei giorni saranno un poco nati dal nostro sogno.


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Antonin Perbosc.

(1861).

LO GOT DEL AVENIR.

Lo Got del Avenir, lo Got de la granda Alba
     Qu’enfin s’arborara, raianta e vincedora,
               De las Tenebras d’ara,
     La Copa de baudor e de bonauransa alba
     Ont nostres fils beuran sera ’mbelinadora,
               Subrebloza e preclara.

D’ela montara plus cap als omnes l’Azir,
     Los afiscant, africs e balucs, als patacs
               Del orresc chapladis,
     Lor botant dins lo cor lo barbaresc dezir
     Per los poples frairals de fargar los estacs
               Del esclavisadis.

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No trefolira plus als clams de las Victorias
     Urpadas, dins la mort e dins las espaventas,
               Pels reis e’s emperaires,
     Que, sempre e sens sadel, an abeurat lors Glorias
     Am lo sanc dels jovents e’s plors de las joventas,
               Sus totes los terraires.

Nostres fils i beuran lo lum e la vertat,
     Lo gauch, l’alma vertut de la terra, lo sosc
               D’estre conquistadors
     De sabensa e de pax, d’amor e de beltat,
     Renegant lo pasat malastros, aule e fosc
               Dont sem mantenidors.

Las armas de la guerra am orror rebondudas,
     Las vits poparan plus jos terra, am lors raisinas,
               Sanc de matrasaduras;

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     Am las solas ardors del Dius-Astre escondudas
     Dins vostres gruns, alara asermaretz, moisinas!
               Vostras vendemiaduras.

Lo cant que montara del bel Got allegrant
     Sera fresc de potets qu’aurem pas conescuts,
               Mas raibats solament.....
     Viurem qu’ambe lo gauch, per nostre cor pro grand,
     De pensar qu’aquels jorns seran un pauc nascuts
               De nostre soscament.

(S.º D.º del Quercy)(Lo Got Occitan).