La santa Confessione

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Giuseppe Gioachino Belli

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La santa commugnone Li peccati mortali
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1831

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LA SANTA CONFESSIONE.

     Avessi fatto ar monno ancora ppiù
De tutto er bene che ppò ffasse cqui;
Fussi un santo, una cosa da stordì,
Fussi un mostro infernale de vertù;

     Màggnete, fijjo mio, lécchete tu
’Na fetta de salame er venardì,
E bbona notte, hai tempo a ffà e a ddì:
Se va a ffà le bbrasciole1 a Bberzebbù.

     Ringrazziamo però la bbonità
De Ddio, ché ppuro er vicoletto sc’è2
Pe’ ffà ppeccati in pasce e ccarità.

     Basta ’ggnitanto d’annà a ffà cescé3
In cuella grattacascia4 che sta llà,
Eppoi te sarvi si scannassi5 un Re.

11 dicembre 1831.

Note

  1. Bragiuole.
  2. C’è il modo.
  3. Il mostrarsi e il non mostrarsi per mezzo di una cosa che copre e non copre. [Far capolino.]
  4. Gratino del confessionale. [Ma, nel senso proprio, la grattacacio o grattacacia è la “grattugia.„]
  5. Seppure tu scannassi.