La signora dalle camelie (teatro)/Atto I/Scena settima

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Scena settima

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SCENA SETTIMA


Gastone, Armando, madama Duvernoy, Nanetta e detti.


Nanetta. Il signor Gastone Rieux, il signore Armando Duval e madama Duvernoy.

Olimpia. E v’era bisogno di quest’insulso cerimoniale?

Duvernoy. La felice sera a tutti questi signori e signore... Margherita, io credeva di trovare una brigata più numerosa.

Saint. Ecco la signora Duvernoy che comincia con le sue solite pazzie!

Rieux. Signora, mi permettete che chieda nuove della vostra salute?

Margherita. La mia salute è eccellente... e la vostra?

Duvernoy. Ah! ah! cominciamo coi complimenti fuori di moda!... libertà! libertà, signori miei... non dico bene?

Margherita. Il signor Gastone conosce gli usi del bel mondo!

Rieux. Lo credete?... A proposito, dunque, lasciate che io vi presenti il signor Armando Duval... un giovinetto dell’alta società, e che da qualche tempo è pazzamente innamorato!

Margherita. Davvero. (a Francesca) Dite a Nanetta che metta un coperto di più: l’amore io spero che non gl’impedirà di cenare con noi! (stende la sua mano ad Armando che la bacia e s’inchina). [p. 13 modifica]

Saint. Mio caro Gastone, io sono felice di vedervi in questo luogo.

Rieux. Sempre giovine il nostro vecchio Saint-Gaudens!

Saint. Lo credo io! gli anni non pesano sulle mie spalle perchè so portarli bene.

Rieux. E gli amori?

Saint. Ecco la mia diva.

Rieux. Ve ne faccio i miei complimenti!

Saint. Avevo una terribile paura di trovar qui Virginia.

Rieux. Povera Virginia! essa che vi amava sì tanto?

Saint. Mi amava troppo... eppure le era simpatico anche una specie di giovinotto, figlio d’un ricco banchiere... io però era il prescelto... io! Eppure molte volte ero costretto a nascondermi negli armadi, ed aspettare per delle ore in fondo alla strada nelle fredde notti d’inverno!

Rieux. Tutto questo vi avrà prodotto dei reumatismi?

Saint. No; ma che volete però? altri tempi, altre cure; la gioventù è passata. Lo credete? io sono dispiacentissimo che quel caro Varville non ceni con noi.

Rieux. (avvicinandosi a Margherita) Ebbene, signora Margherita, che ne dite del mio amico?

Margherita. Io direi che il signor Armando Duval è il modello della galanteria francese.

Saint. (ad Armando che gli viene presentato da Olimpia) Siete voi parente del signor Duval, ricevitor generale?

Armando. È mio padre; lo conoscete?

Saint. L’ho conosciuto in altri tempi nella casa del signor barone de Narsay, come anche la signora Duval vostra madre, che era una bella e gentile donnina.

Armando. Mia madre? è morta da tre anni!

[p. 14 modifica]Saint. Morta! allora perdonatemi d’avervi cagionato un involontario dolore!

Armando. V’ingannate, signore; le pure e nobili affezioni sono tali appunto, perchè, dopo la felicità d’averle provate, ci resta quelle di risovvenirsene.

Saint. Siete unico della vostra famiglia?

Armando. Non ho che una sorella. (s’allontanano parlando).

Margherita. (a Gastone) Quanto è educato il signore Duval!

Rieux. Lo credo io! e per di più, follemente innamorato di voi!

Margherita. Di me!

Rieux. Sì, o signora, egli vi ama, e non ha mai osato dirvelo.

Margherita. Ah! ah! voi siete pazzo!

Rieux. No, vi dirò anzi che sono due anni ch’esso nutre questo romanzesco amore.

Margherita. Davvero, signor Gastone, che così celiando voi mi piacete infinitamente.

Rieux. Armando passa l’intiere giornate in casa di madamigella Erminia, per sentire a parlare contituamente di voi!

Margherita. Sì?

Rieux. E quando, or son due anni, prima di recarvi a Bagnéres, foste per tre mesi ammalata, non vi dissero che un giovinotto veniva tutte le mattine a chieder nuove della vostra salute, senza mai pronunciare il suo nome?

Margherita. Mi sembra infatti...

Rieux. Era lui!

Margherita. (Era lui!) Signor Duval?

[p. 15 modifica]Armando. Signora...

Margherita. Sapete voi quello che ora mi diceva il signor de Rieux?

Armando. Non saprei indovinarlo...

Margherita. Mi diceva che, durante la mia malattia, voi siete più volte venuto a chieder nuove della mia salute.

Armando. È vero, o signora.

Margherita. Permettetemi allora che ve ne ringrazi, ed alla presenza di tutti questi signori, perchè nessuno di essi ha fatto altrettanto.

Varville. Io, per esempio, a quell’epoca non vi conosceva.

Margherita. Ed il signore che non mi conosce che da cinque minuti?... Bisogna convenire che voi, signor Varville, siete nato per dir sempre delle assurdità. (Nanetta entra coi domestici che portano la tavola).

Duvernoy. A tavola, signori, perchè io muoio dalla fame.

Varville. Tornerò a vedervi, Margherita, quando vi piacerà ricevermi.

Margherita. Allora soltanto? buona notte!

Varville. Signori... (esce).

Saint. Eppure mi rincresce che non resti a cenare con noi! (in questo tempo la cena è stata servita, e tutti siedono).