La stazione estiva di Montepiano/VII

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§ 7 — Mercatale

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VI VIII

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§ 7. — Mercatale.

M. 243 sul mare.

Il primo paese che s’incontra da chi viene per Val di Bisenzio nel comune di Vernio è Mercatale. È di non poca importanza, frequentatissimo dagli abitanti del Comune, abitato da genti industri, ospitali, operose. Resta alle falde di un poggio sulla riva destra del fiume e scende giù al Bisenzio presso la confluenza della Fiumenta. Havvi anche sulla sinistra un gruppo di case che va sempre aumentando. È quasi interamente situato sulla strada provinciale, la quale anche ivi corretta ed allargata da breve tempo, ha reso più bella, più sana, e più decorosa quella borgata. Ardito e di elegante costruzione è il nuovo ponte, gettato ivi sul Bisenzio.

È da notarsi anche l’Ospedale fondato dal benemerito Cardinale Girolamo. Non è molto vasto, ma bene arieggiato ed igienico, ed è poi vantaggiosissimo da oltre 130 anni a queste popolazioni. [p. 32 modifica]

A memoria dell’Opera benefica si legge sulla fronte della porta d’ingresso la seguente iscrizione dettata dallo stesso benefattore:

Hieronimus. S. R. E. Praesbt.
Card. de Bardis. Flaminii
Fil. ex com. Vernii hospi
tale hoc pro infirmis sibi
subditis tantum erexit ac dota
vit. Anno Domini MDCCLX.

Fu già molto ricco il patrimonio di quest’Ospedale; ma le prepotenze di coloro che succedettero nel feudo al filantropico ed egregio barone; le usurpazioni e le rapine straniere al tempo specialmente della prima calata dei francesi; l’amministrazione trascurata, le tasse oppressive, hanno ridotto il già lauto patrimonio a ben misera cosa, ed ove la carità pubblica non avesse dato un qualche soccorso, a quest’ora la tanto benefica istituzione, avrebbe cessato d’esistere.

A Mercatale, appunto per comodo dell’Ospedale, ha residenza il medico, e vi è anche una buona farmacia negli stessi locali che servirono sino al 1866 di sede al Pretore di Vernio.

D’elegante e svelta architettura è la chiesa la cui costruzione rimonta a più di due secoli1: gli altari, specialmente il maggiore, son ricchi di belle colonne d’arenaria. Un crocifisso, altorilievo in legno, trovasi nel primo altare a destra: grande è la venerazione degli [p. 33 modifica]abitanti di Marcatale e dei popoli vicini per questa sacra effigie cui la leggenda attribuisce molti prodigi.2

Il mordace e valente fondatore dell’Accademia degli Apatisti, Udeno Nisieli (di nessuno se non di Dio), ebbe quì i suoi natali nel 1579. Me ne fu additata la casa che adesso appartiene al signor Raffaello Grazzini.

Il suo nome di famiglia era Benedetto Fioretti.

Passò la giovinezza a Montecuccoli, luogo romito e solingo, sebbene coltivato con arte, presso lo zio pievano che si prese cura della sua educazione. Arrivato al sacerdozio acquistò prontamente una certa notorietà per il suo vivo ed arguto ingegno, per la sua vita libera anzichè no, avuto riguardo al suo stato, e per l’arditezza mostrata nell’affrontare le ire dei superiori ecclesiastici e dei Conti che lo minacciavano di pene severe3. Il Fedeli racconta che il Fioretti si rise delle minaccie di quei tirannelli, istigati dal Vescovo di Pistoia, li morse con una satira spiritosa, nella quale li chiama «Santesi del Vescovo e tirannelli mitrati». Sigillò poi quella satira e come se fosse un diploma l’inviò a Ser Alberigo Reghini, Vicario del feudo, pregandolo della consegna ai baroni, e fuggì a Firenze, dove messo giudizio, divenne [p. 34 modifica]uomo grave e sacerdote integerrimo, dandosi tutto agli studi.4

Sia fattura di Piero de’ Bardi, sia di Leonardo Salviati, vanno sotto il nome d’un Carlo Fioretti da Vernio, le considerazioni intorno a un discorso di Messer Giulio Ottonelli da Fanano, le quali vengon subito dopo le famose Stacciate dell’Infarinato, nella triste polemica contro la «Gerusalemme Liberata». Chi la ritiene per opera del Conte, asserisce che il Vassallo fu angariato a porvi la sua firma. Di questo si vergognò suo nipote Benedetto e si credè impegnato a placar l’ombra di Torquato, combattendo i fautori dell’Ariosto nei suoi proginnasmi poetici, che dimostran l’autore diligente filologo e critico acuto.

Anche quel piccolo scherzo intitolato da lui Guartidamore (Guardati da amore), sebbene non troppo castigato e infetto di lubricità, colpa de’ tempi in cui scrisse, è per il lato della lingua, per i vezzi nativi dello stile e per le arguzie e le lepidezze sparsevi a larga mano, lavoro non dispregevole.

Fu di Mercatale il sacerdote filantropo Andrea Frilli, che con testamento del 12 Dicembre 1703, stabilì un posto di studio, da conferirsi a giovani poveri e ben nati della Contea di Vernio, onde potessero fornirsi d’una professione.

Di famiglia paesana di qui è anche il Colonnello Cesare Menicacci, cultore insigne delle matematiche applicate alle arti militari.

Fu da lui educata nel Liceo militare fiorentino quella pleiade di buoni ufficiali toscani, che han fatto non poco onore alla nativa regione anche nell’esercito dell’Italia [p. 35 modifica]risorta. Fu modello di scienza, di valore, di religione. Nacque il 24 ottobre 1814, rese l’anima a Dio il 6 marzo 1891.5

Il nome dei Targioni-Tozzetti è caro da gran tempo ai cultori delle Scienze e delle Lettere. Uno di questa famiglia, l’avv. Giovanni, fu dal 1832 al 1839 Potestà a Mercatale. I suoi figli Adolfo, Carlo, Ottaviano (distinto letterato, nato qui il 23 Aprile 1832), hanno serbato grata ricordanza di questi luoghi e dei compagni della [p. 36 modifica]prima età. Parlo specialmente dell’insigne medico-naturalista Adolfo che nutrì sempre affetto fraterno per il padre dello scrivente, Dott. Emanuele Bettini, rapito il 3 luglio 1875, alla famiglia e all’esercizio dell’arte salutare da lui coltivata con intelletto d’amore, con disinteresse, con zelo tale da soccombere in ancor giovane età alle fatiche ed ai disagi incontrati.

Al di là del fiume, in quel de’ Tozzi, scaturisce una fonte d’acqua doviziosamente fornita d’acido solfidrico che non è, per quanto io mi sappia, stata analizzata, ma possiede certo delle qualità medicamentose. «Infirmo capiti fluit utilis, fluit utilis alvo».6

Poco al disotto di Mercatale, un chilometro circa, si sta adesso impiantando un grandioso edificio idraulico, servendosi anche dell’antico che appartenne ai Baccigalupo, famiglia ligure solerte, costante, onestissima. Darà lavoro e pane a molti e molti operai, nuovo lustro a questi paesi.

Note

  1. Nell’abside della porta vi è la data. A. D. MDCLII.
  2. Si legge nel frontone dell’altare:

    Jesu Christo Crucifixo
    Salvator Sacconius
    Asam ex voto dicavit
    Anno Rep. Sal. CIƆIƆCLXV
    Titulum
    Temporis incuria deletum
    Pronepos. Io. Bapta Medicus.

  3. Cionacci Can.º — Studio su Benedetto Fioretti.
  4. Prof. Emilio Bertini.
  5. Nel tempio di S. Filippo a Pistoia leggesi la seguente iscrizione:

    D. O. M.
    Franciscus Bettinius
    Domo Alvernus
    Seminarii Pist. III. A. moderator
    Vigilantissimus
    Divinis humanisque literis
    Egregie excultus
    Integerrimis suavissimisque moribus
    Deo et hominibus adceptus
    Heic bene quiescit
    V. A. XXX. M. VII. D. XII.
    Obiit VI. Kal. Septembreis
    A. Rep. Sal. MDCCLVI
    Viro optimo ac pientissimo
    Amici moerentes
    T. P. P.

    Questo sacerdote era di Mercatale: all’età di 27 anni fu chiamato a reggere il Seminario di Pistoia, uno dei migliori della Toscana anche allora, dal Vescovo Federigo Alamanni, stimatissimo personaggio, che dal 1732 al 1775 resse quella diocesi. A questo giovane spento così immaturamente non la famiglia, ma gli amici posero il titolo funerario; non son dunque queste lodi interessate o venali.

  6. Hor. Ep. XVI.