Le mmaschere eccresiastiche
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LE MMASCHERE ECCRESIASTICHE.
Nun ce se crede ppiù! ssémo arrivati
A un tempo accusì iniquo e accusì ttristo,
Che la mannàra[1] cqui dde Papa Sisto[2]
Nun poterìa purgà ttanti peccati.
Cuali popoli antichi hanno mai visto
Ammascherasse[3] li preti e li frati?!
E ar vedé sti vassalli[4] ammascherati,
Nun z’ha dda dì vviscino l’Anticristo?
Che sserve che la Cchiesa inviperita
Li chiami indietro a ssono de campane,
Si la su’ vosce nun è ppiù ssentita?
Che sserve sii la mmaschera inibbita
A ffrati, preti, chirichi e pp......,
E all’antre ggente de cattiva vita?[5]
Roma, 6 gennaio 1833.
Note
- ↑ Mannaia.
- ↑ [Sisto V, passato quasi in proverbio per giustizie sommarie e severissime contro ogni specie di malfattori.]
- ↑ Ammascherarsi: [mascherarsi].
- ↑ [Birichini, beceri.]
- ↑ Gli ultimi due versi contengono le medesime parole con le quali si bandivano, sino agli ultimi tempi ogni anno, [negli?] gli editti in occasione di carnevale. [“Vi era fra le altre una giustizia speciale che faceva andare in brodo di giuggiole la moltitudine, e che per la sua frequenza si può dire fosse parte dello spettacolo: la frustatura nel Corso delle cortigiane sorprese in maschera in spregio al rigoroso divieto che vigeva per esse, poste alla pari in ciò con gli ecclesiastici e con gli ebrei. Chi dice frustatura di donne in pubblico, dice tutto; ed il bargello, per dar nel genio alla plebe, cercava sempre di acchiappare le femmine più in vista. Nel 1636 fu pubblicamente frustata la famosa Cecca-buffona, quantunque nelle grazie del cardinal Antonio onnipotente nipote di Urbano VIII; e nei conti del boia d’un secolo innanzi si trova la seguente partita: “Per haver frustata Joanna spagnola, juli 1 baj. 5„ (un giulio e cinque baiocchi!). Era proprio il caso di dire: la spesa è piccola, ma il divertimento è grande!„ Ademollo, Il Carnevale di Roma, nei sec. XVII e XVIII; Roma, 1883; pag. 20.]