Le odi di Orazio/Libro primo/XVI

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Libro primo
XVI

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XVI.


Di madre bella figlia bellissima,
  Ai criminosi giambi qual piacciati
    Pena infliggi, o vuoi nella fiamma
    4O vuoi d’Adria gittarli nel mare.

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Non Dindimèna, non squassa agli aditi
  De’ sacerdoti la mente il Pitio,
    Non Libero al pari, se i bronzi
    8Acri battan danzando i Cureti,

Come triste ire, cui non già norica
  Spada atterrisce, non mare naufrago,
    Nè indomito foco, nè Giove
    12Ruinante in tumulto tremendo.

Fama è, che astretto Prometeo a giungere
  Al fango primo di tutti gli esseri
    Un briciolo, in petto il furore
    16Dell’insano leone ci pose.

L’ire in esizio grave prostesero
  Tieste, e ad alte città diêr l’ultima
    Cagion per che a fondo perîro,
    20E insolente l’esercito impresse

L’ostile aratro ne’ valli. L’animo
  Frena: me pure tentò la collera
    Negli anni soavi, e furente
    24Nei volubili giambi cacciommi.

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Ora m’è grato cangiare in teneri
  I tristi versi, pur che, gli obbrobrj
    Cantati al contrario, tu amica
    28Mi ritorni ed il core a me renda.