Le odi di Orazio/Libro primo/XXV

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Libro primo
XXV

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XXV.


Scoton più rado omai la chiusa imposta
  Con picchj spessi i giovani protervi,
  Nè i sonni tuoi disturbano: le soglie
      4Ama la porta,

Che prima molto agevole movea
  I cardini. Odi or sempre men frequente:
  «Io per te muojo qui, Lidia, e le lunghe
      8Notti tu dormi?»

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Alla tua volta or piangi agli arroganti
    Ganzi già vecchia nel chiassuol deserto
    Spregiata, quando all’interlunio il tracio
            12Vento imperversa,

Ed a te amore fiammeggiante e foja,
    Qual de’ cavalli agitar suol le madri,
    Nell’ulceroso fegato insevisce,
            16Non senza pianto

Che più d’edera verde e nericante
    Mirto l’allegra gioventù si piaccia,
    E al compagno del verno euro consacri
            20L’aride frondi.