Le odi di Orazio/Libro terzo/XXIII

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Libro terzo
XXIII

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XXIII.


Se a nova luna le mani supplici
    Tu volgi al cielo, rustica Fídile,
        Se con biade fresche ed incenso
        4Plachi i Lari e con avida porca,

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Non sentiranno pestifero africo
    Le pingui viti, non steril ruggine
        Le spiche, nè i teneri allievi
        8Dell’autunno pomoso l’asprezza.

L’ostia devota, che sopra l’Algido
    Nevato pasce fra querci ed ilici,
        O che d’Alba cresce fra l’erbe,
        12Tingerà del suo collo le scuri

Pontificali; non a te addicesi
    Tentar con molta strage di vittime
        Bidenti i Dei piccoli: intreccia
        16Rosmarino con fragile mirto.

Se tocchi l’ara con mano innocua,
    Pio farro, mica di sal che crepiti,
        Ammollisce, più che pomposo
        20Sagrificio, gli avversi Penati.