Le piacevoli notti/Notte VIII/Favola VI

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Favola III*

../Favola V ../Favola VII IncludiIntestazione 19 giugno 2015 100% Da definire

Notte VIII - Favola V Notte VIII - Favola VII
[p. 112 modifica]

FAVOLA III.


Anastasio Minuto ama una gentidonna, ed ella non ama lui. Egli la vitupera, ed ella il dice al marito; il qual per esser vecchio gli dona la vita.


Quantunque, graziose donne, la focosa lussuria — sì come scrive Marco Tullio nel libro della vecchiezza — sia ad ogni età fetente e sozza, nientedimeno alla canuta vecchiaia è sozzissima e d’ogni immondizia piena; perciò che, oltre la lei lordura e succidume, ella debilita le forze, toglie la vista, priva l’uomo dell’intelletto, fallo infame, gli vuota la borsa, e con la sua corta e fastidiosa dolcezza spingelo ad ogni scelerato delitto. Il che fiavi noto, se alle mie parole, secondo il costume vostro, grata e benigna audienza prestarete.

Nella nostra città, che di belle donne ogni altra avanza, trovavasi una gentil madonna, leggiadra e d’ogni bellezza compiuta, i cui vaghi lumi fiammeggiavano come mattutina stella. Costei vivendo in dilicatezze, e sendo morbida, e forse mal trattata dal marito nel letto, scielse per suo amatore un giovane valoroso, accostumato e di onorevol famiglia, e fecelo possessor dell’amor suo, amandolo più che ’l proprio marito. Avenne che un uomo d’anni molto aggravato, e amico del marito, il cui nome era Anastasio, sì fieramente s’accese dell’amor di costei, che nè dì nè notte non trovava riposo; e tanta era la passione e il tormento ch’egli sentiva, che in pochi dì divenne sì macilente e magro, che appena la pelle sopra le ossa ci stava. [p. 113 modifica]Egli aveva gli occhi lagrimosi, la fronte rugosa, il naso schiacciato, che a guisa di lambico sempre gli stillava; e quando fiatava, rendeva un certo fetore, che quasi ammorbava chi s’avicinava a lui: e in bocca aveva solo duo denti, i quali gli erano più presto di danno che di utile. Appresso questo, era paralitico; ed avenga che il sole fosse in leone e scaldasse molto, non però si trovava mai caldo. Essendo adunque il miserello d’amor preso e infiammato, sollicitava molto la donna, ora con un presente ed ora con un altro. Ma la donna — ancor che di gran valuta i doni fussero — tutti li rifiutava; perciò che a lei non bisognavano suoi presenti, per aver il marito ricco, che non le lasciava cosa alcuna mancare. Più volte il vecchio la salutò per strada, quando ella andava o ritornava da’ divini uffici: pregandola che l’accettasse per suo buon servo, e che non fosse sì cruda, bramando la lui morte. Ma ella prudente e savia, con gli occhi bassi, nulla rispondendogli, a casa ritornava. Avenne che Anastasio s’avide che il giovane, di cui dicemmo di sopra, frequentava la casa della bella donna; e tanto cautamente spiò, che lo vide una sera, che ’l marito era fuora della città, entrare in casa. Il che gli fu un coltello al core. Ed impazzito, non avendo riguardo nè all’onor suo, nè a quello della donna, prese molti danari e gioie; e andatosene alla casa della donna, pichiò a l’uscio. La fante, udito ch’ebbe pichiare a la porta, fecesi al balcone dimandando: Chi pichia? Il vecchio rispose: Apri, ch’io sono Anastasio, e voglio parlar a madonna d’una cosa importantissima. La fante, conosciutolo, ne andò subito a lei, che con l’amante era in camera e si sollazzava; e chiamatala da parte, le disse: Madonna, messer Anastasio pichia alla porta. A cui disse la donna: Va, e digli che vada pe’ fatti [p. 114 modifica]suoi; chè io di notte non apro la porta ad alcuno, quando il mio marito non è in casa. La fante, inteso il voler della donna, li riferì quanto ella le aveva detto. Il vecchio, veggendo che gli era data ripulsa, cominciò fieramente a pichiare; e con ostinato animo voleva entrare in casa. La donna, già accesa di sdegno ed ira, sì per lo disturbo, sì anche per lo giovane ch’era in casa, si fe’ alla finestra; e disse: Mi maraviglio grandemente di voi, messer Anastasio, che voi senza rispetto alcuno veniate a queste ore, pichiando l’uscio dell’altrui case; andatevene, poverello, a riposare, e non molestate chi non vi dà noia. Se ’l mio marito fusse nella terra e in casa, come non è, io vi aprirei volontieri; ma poi ch’egli non è in casa, non intendo di aprirvi. Il vecchio pur diceva volerle parlare, e di cosa di non poca importanza; nè però cessava di pichiar la porta. La donna, vedendo la temerità del bestione, e temendo che per sciocchezza non dicesse cosa che redondasse contra l’onor suo, si consigliò con l’innamorato giovane; il quale rispose che l’aprisse, e intendesse quel che dir voleva, e che non temesse. Ella — tuttavia il vecchio fortemente battendo la porta — fece accendere un torchio, e mandò l’ancella ad aprirlo. Venuto il vecchio in sala, la donna uscì di camera; e fattaseli incontro, che pareva una mattutina rosa, dimandollo quello ch’egli andasse facendo a quell’ora. Il vecchio amoroso con benigne e pietose parole, quasi piangendo, disse: Signora, unica speranza e sostenimento della misera mia vita, non vi paia strano che io temerariamente e con prosonzione sia qui venuto a pichiar il vostro uscio, dandovi noia. Io non son venuto per annoiarvi, ma per dichiarirvi la passione e l’affanno che per voi, madonna, sento; e di questo n’è causa la unica bellezza vostra, la qual vi fa ad ogni altra [p. 115 modifica]donna superiore. E se voi non arrete chiuse di pietà le porte, sovenerete a me, che per voi al giorno ben mille volte moio. Deh! addolcite quel vostro duro cuore; non riguardate alla età nè alla picciola condizione mia, ma l’alto e magnifico mio animo e caldo amore ch’io vi portai, ora porto e sempre porterò, fin che l’afflitto spirito reggerà queste deboli ed afflitte membra. Ed in segno dell’amor mio verso di voi, allegramente accettarete questo presente: il quale, ancor che picciolo sia, pur caro lo arrete. E tratto fuori di seno un borsone di ducati d’oro, che lucevano come il sole, e un fil di bianche, grosse e tonde perle, e due gioie legate in oro, gliele appresentò, pregandola che ella non li negasse il suo amore. La donna, udite e chiaramente intese le parole dell’insensato vecchio, disse: Messer Anastasio, io mi pensavo che voi aveste altro cervello di quello che voi avete; ma ora mi parete d’intelletto privo. Dove è il saper e la prudenza vostra? Credete voi ch’io sia qualche meretrice, tentandomi con vostri presenti? Certo, voi v’ingannate. A me non mancano coteste cose che donar mi volete. Portatele alle vostre triste, che vi contenteranno. Io — come ben sapete — ho marito, il qual non mi niega cosa che mi fa bisogno. Andatevi adunque alla buon’ora, e quel poco di tempo, che vi avanza, attendete a vivere. Il vecchio, e da dolore e da sdegno compunto, disse: Madonna, rendomi certo che questo non dite da dovero, ma per paura del giovane che ora avete in casa; — e nominollo per lo proprio nome — e se voi non mi contenterete, sodisfacendo al desiderio mio, io vi scoprirò al marito vostro. La donna, sentendo nominar per nome il giovane che aveva in casa, non si smarrì, ma li disse la maggior villania, che mai si dicesse ad uomo nato; e preso un bastone in mano, volse dargli delle [p. 116 modifica]busse: ma il vecchio bellamente scese giù della scala, e aperto l’uscio si partì. La donna, partito il vecchio, se n’andò in camera, dove era l’innamorato giovane; e quasi piagnendo li raccontò il tutto, temendo forte che ’l scelerato vecchio non l’appalesasse al marito: e addomandògli consiglio, che via ella tener dovesse. Il giovane, che era savio e accorto, prima confortò la donna, e diedele animo; indi prese ottimo partito, e disse: Anima mia, non dubitate punto, nè vi sgomentate; prendete il consiglio che vi darò io, e state sicura che ogni cosa riuscirà in bene. Ritornato che fia il marito vostro, raccontategli la cosa, come giace: dicendogli che ’l tristo e sciagurato vecchio v’infamia di commettere il peccato con questo e con quello; e annoveratene quattro o sei, tra’ quali ancor me mi porrete: e poi lasciate operar la fortuna, che vi sarà favorevole. Parve alla donna ottimo il consiglio; e fece tanto, quanto l’amante la consigliò. Ritornato il marito a casa, la donna si mostrava molto addolorata e trista, e con gli occhi pieni di lagrime malediceva la sua trista sorte; e addimandata dal marito, che cosa avesse, nulla rispondeva: ma solo piangendo ad alta voce diceva: Io non so che mi tenga ch’io da me stessa non mi dia la morte; chè non posso patire che un perfido e traditore sia causa della mia ruina e perpetua infamia. Ahi, misera me, che aggio fatto io, che debbio essere lacerata e fino al vivo squarciata? E da chi? Da un manigoldo, da un assassino, che meriterebbe mille morti. Pur, astretta dal marito, gli disse: Quel temerario e prosontuoso vecchio amico vostro, Anastasio, uomo insensato, lascivo e dissoluto, non è egli venuto l’altra sera a me chiedendomi cose non men disoneste che triste, offerendomi danari e gioie? e perciò che io non gli diedi orecchio nè volsi contentarlo, mi cominciò [p. 117 modifica]villaneggiare: dicendomi che io era una trista, e ch’io menava gli uomini in casa, e che io m’impacciava col tal e col tale? Il che udendo, rimasi morta; ma fatto buon coraggio, presi un bastone per batterlo; ed egli, dubitando di quello li poteva avenire, con bel modo scese giù per la scala e si partì. Il marito, intendendo questo, fu oltre modo dolente; e confortata la moglie, determinò di farli tal scherzo, che sempre si ricordarebbe di lui. Venuto il giorno sequente, il marito della donna ed Anastasio si rincontrorono insieme; ed innanzi che ’l marito dicesse cosa alcuna, Anastasio fece motto di volerli parlare. Ed egli molto volontieri l’ascoltò. Disse adunque Anastasio: Signor mio, voi sapete quanto e qual sia sempre stato l’amore e benevolenza tra noi, che a quella poco si potrebbe aggiungere. Onde mosso d’ardente zelo dell’onor vostro, determinai dirvi alquante parole: pregandovi tuttavia per l’amor che è tra noi, le teniate ascose, provedendo con maturo giudizio e con ogni celerità alle cose vostre. E per non tenervi sospeso in lungo sermone, dicovi che la moglie vostra è vagheggiata dal tal giovane: ed ella l’ama, e si dà piacere e solazzo con esso lui, con grave scorno di voi e della famiglia vostra. E questo v’affermo per ciò che l’altra sera, che voi eravate fuori della città, io con gli propri occhi il vidi la sera entrare in casa vostra incognito, e la mattina per tempo uscire. Il marito, udendo questo, s’accese di sdegno, e cominciollo villaneggiare, dicendo: Ah sciagurato, manigoldo e tristo! non so che mi tenga ch’io non ti prenda per cotesta barba, e che non te la cavi a pelo a pelo. Non so io di che condizione è la moglie mia? Non so io come l’hai voluta corrompere con dinari e gioie e perle? Non hai tu detto, sciagurato e tristo, che non volendo ella acconsentire alla tua sfrenata voglia, tu [p. 118 modifica]l’accuserai a me, facendola dolente e grama tutto il tempo della vita sua? Non hai tu detto che ’l tale e il tale e molti altri si danno piacere con essa lei? Se io non avessi risguardo alla età tua, io ti follerei sotto e piedi, e te ne darei tante, che ti uscirebbe l’anima del corpo. Vatene in tua mal’ora, vecchio insensato, nè mi venir più dinanzi gli occhi, nè serai più sì oso di avicinarti a casa mia. Il vecchio, messe le pive nel sacco e come muto divenuto, si partì; e la donna, savia e prudente dal marito tenuta, con maggior sicurtà che prima si diede buon tempo col suo amante.

— Segue l’enimma della precedente fav. VIII, 3 (ediz. 1553).