Le pitture notabili di Bergamo/LXXV

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LXXV - Galgario

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LXXIV LXXVI
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GALGARIO.


LXXV.


FAtta innalzare da Giovanni III. Tornielli Vescovo di Bergamo, e dal medesimo consagrata al Salvatore, alla Vergine Maria, e a tutti i Santi; di poi consegnata agli Umiliati da uffiziarla, indi ceduta ai Minimi di S. Francesco di Paola nel 1638. colla permissione del Principe, e confermatone loro l’intero possesso nel 1665. dalla generosa pietà dal Co. Francesco Tassi Prelato e Abate Commendatario della Prevostura de’ SS. [p. 144 modifica]Simone e Giuda, alla quale apparteneva; e finalmente dai prefati Paolotti in quello secolo riedificata in vaga forma con nobili Altari: fra i quali spicca il Maggiore isolato e di scelti marmi costrutto, e di Statue e di Bassirilievi ornato, scolpiti dal Sanzio. Dove è degna di osservazione la Tavola del Coro, dotta e ragguardevole composizione di Angelo Trevisani Veneziano, che vi colorì la Vergine col Bambino in alto, corteggiati da Angioli, e sotto San Francesco di Paola, e altri Santi.

Nella sfondata Cappella dedicata alla B. V. il Quadro laterale dalla banda dell’Epistola è fattura di qualche merito del Paravicini di Como. Il dirincontro con San Francesco di Paola orante nel Deserto, che era del rinomato Talpino, è stato levato e ritirato entro il Chiostro. L’Arcangelo Michele che abbatte il ben muscolato Demonio, espresso all’Altare che è il primo all’entrare in Chiesa dalla man dritta, è la più elegante e spiritosa Pittura, che abbia fatto il Polazzi per la nostra Città. De’ Ritratti de’ Santi dell’Ordine, che sono in Sagrestìa, n’è Autore il Paolotto, Fra Vittore Ghislandi di nome: ma non sono delle sue più fondate e finite operazioni: E quel Quadro nel quale in un canto l’Autore ritrasse se stesso con maggior diligenza, è stato parimenti altrove trasportato. I Freschi nelle lunette del Chiostro co’ prodigiosi Fatti di S. Francesco di Paola furono con bizzarra invenzione, e con franco maneggio di pennello condotti da Domenico Ghislandi, Padre del soprammentovato Fra Vittore. Quindi fiancheggiando la Chiesa, e il Convento a sinistra, e di là alquanti passi della Morla [p. 145 modifica]voltando a destra, e dopo alquanti altri a sinistra, si va all’antica Chiesa di

SAN FERMO.