Leonardo prosatore/Profezie/VIII

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VIII. — Le profezie delle cose filosofiche

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Profezie - VII Massime e pensieri
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VIII. - LE PROFEZIE DELLE COSE FILOSOFICHE.

Del desiderio di ricchezza.

Li omini perseguiranno quella cosa della qual più temono, cioè saran miseri, per non venire in miseria. [p. 326 modifica]

Del cibo stato animato.

Gran parte de’ corpi animati passerà pe’ corpi de gli altri animali, cioè le case disabitate passeran in pezzi per le case abitate, dando a quelle un utile, e portando con seco i sua danni: quest’è, cioè, la vita dell’omo si fa delle cose mangiate, le quali portan con sè la parte dell’omo ch’è morta.


Della vita delli omini che ogni anno si mutano carne.

Li omini passeran morti per le sue proprie budelle.


Della crudeltà dell’omo.

Vedrassi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e, spesso, morte di ciascuna delle parte.

Questi non aran termine nelle lor malignità; per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’e’ saran pasciuti, il nutrimento de’ lor desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e paure e fuga a qualunche cosa animata. E per la loro ismisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra [p. 327 modifica] gli terrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa, o guasta; e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ’l corpo di questi si farà sepultura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.

Oh mondo! come non t’apri a precipitar nell’alte fessure de’ tua gran baratri e spelonche e non mostrare più al cielo sì crudele e dispietato mostro?


Del leggere le bone opere.

Felici fìen quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti! — leggere le bone opere, e osservarle.


Della fama.

Le penne leveranno li omini, siccome li uccelli, inverso il cielo — cioè per le lettere fatte da esse penne.


Del consiglio e della miseria.

Ecci una cosa che quanto più se n’ha di bisogno, più si refuta; e questo è il consiglio, mal volentieri ascoltato da chi ha più bisogno, cioè dagl’ignoranti.

Ecci una cosa, che quanto più n’hai paura e più la fuggi, più te l’avvicini; e questo è la miseria, che quanto più la fuggi più ti fai misero e sanza riposo. [p. 328 modifica]

Della bugia.

Tutte le cose che nel verno fien nascoste sotto la neve, rimarranno scoperte e palesi nell’estate — detta per la bugia che non può stare occulta.


Lo infinito.

Qual è quella cosa che non si dà, e s’ella si dessi non sarebbe?

Egli è lo infinito, il quale se si potessi dare, e’ sarebbe terminato e finito, perchè ciò che si pò dare ha termine colla cosa che la circuisce ne’ sua stremi, e ciò che non si pò dare è quella cosa che non ha termini.