Lezioni accademiche/Lezione prima

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Ringraziamento agli Accademici della Crusca quando da essi fu ammesso nella loro Accademia.
Lezione prima

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Ringraziamento agli Accademici della Crusca quando da essi fu ammesso nella loro Accademia.
Lezione prima
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L’impotenza, che per nativo privilegio suole andar sciolta dalle leggi, merita bene d’esser compassionata nella ricompensa de’ benefizi, ma non già assoluta dal rendimento delle grazie. Prendo però animo oggi di comparire nel cospetto di questa famosissima Adunanza, e quanto più per l’inabilità dell’ingegno, mi stimo sciolto dalla speranza d’opere gloriose, altrettanto per la grandezza del beneficio ricevuto, mi giudico sottoposto all’obbligo del ringraziamento. So che la gentilezza d’animi virtuosi, diffonde le grazie per inclinazione di genio, e per soddisfazione della propria magnanimità: però mi persuado, che resterete appagati, se in questo giorno prendo il possesso d’un’onore desiderato da’ sapienti, ed invidiabile dalla posterità, solo col tributo di poche, e sconcertate parole: tale per appunto suole esser la ricompensa colla quale si accettano i benefizi del Cielo, e de i Monarchi.

L’immensità degli obblighi miei verso l’Altezza Vostra Serenissimo Principe, e verso di voi Degnissimo Arciconsolo, e Virtuosi Accademici, è difficile da comprendersi, ma però è facile da argomentarsi. Considero solamente che io non ostante la scarsezza de’ meriti, e l’abbondanza delle imperfezioni, sia stato ammesso nel consorzio di questo gloriosissimo Collegio, ed ascritto per familiare di questa Corte, dentro la quale si racchiude l’Imperio delle Lettere, e delle Scienze. CRUSCA [nome benemerito dell'Universo, e consecrato all'eternità] tu ti compiacesti di scrivere il mio nome nel ruolo della fama ed ammettermi a parte della tua gloria: che poss’io fare per corrispondere con atti di gratitudine proporzionata a beneficenza tanto eccessiva? Mi protesto che in me mancherà prima la vita, che l’ossequio verso questo onoratissimo Congresso; e fin che avrò spirito, nutrirò sempre la debita osservanza verso i miei benignissimi, e spontanei benefattori. Il massimo, anzi pur l’unico olocausto, che dalla mia debolezza possa offerirsi a i meriti vostri, è la volontà. Accettatela, e compiacetevi che questo sia il ringraziamento, permettendomi che ne’ difetti dell’opere, possa supplire la pienezza del desiderio, e l’abbondanza della divozione. Vivo in una Patria, dove l’esquisitezze son consuetudini, l’industrie son usanze, la perspicacia è naturalezza; entro in un Teatro, dove ereditaria è l’erudizione, domestica la virtù, familiare la sapienza. Spaventato da tante perfezioni, e qual frutto potrò io giammai sperare dalla mia sterilità, che sia degno d’esser esposto a gli occhi più che lincei di questo gran tribunale? Tribunale, nel cui foro si giudicano i pretendenti dell’immortalità; la cui potenza litteraria abbraccia colla giurisdizione delle leggi, e colla diffusione de’ giudizi, tutte quelle Nazioni, sopra le quali si estende l’uso del discorso, ed il benefizio della favella. Io godo per munificenza della Regia Toscana i sussidj della vita, e per cortesia della CRUSCA gli alimenti della gloria. Rendo però umilissime grazie all’Altezza Vostra Serenissimo Principe, ed a voi Virtuosissimi Accademici dell’onoranza che m’avete conferito, per dare a divedere che in voi regna non meno l’amorevolezza, che la Virtù. Finisco supplicando l’Onnipotenza Divina a prosperar sempre più questa Virtuosissima Adunanza, dall’autorità della quale escono nel Mondo gli editti inviolabili della letteratura; ed a multiplicare i progressi di questa Città, il cui nome vola per l’Universo, per terror de’ Barbari, e per ornamento della Cristianità.