Lezioni di eloquenza/Lezione I/Capitolo IV

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CAPITOLO IV.


I bisogni della società dipendenti dalla letteratura sono annessi alla verità


I. Gli uomini così dotali dalla natura, così istruiti dalla esperienza, dalle proprie e dalle altrui passioni, così illuminati dalla meditazione della filosofia, sono anelli intermedi tra la fredda verità delle scienze, e gli impetuosi fantasmi delle opinioni, tra la severa ragione di stato, e la cieca umana tendenza alla tirannide ed alla servitù. II. La verità sola vive eterna tra gli uomini, e le opinioni passano coi tempi, onde il letterato che tace la verità, e non lusinga che le sole opinioni, morrà col suo secolo o poco dopo. Ma la verità non persuade se non è conosciuta. Le menti pregiudicate dalle opinioni, non possono conoscerla se non [p. 97 modifica]vestita di fantasmi. Vi è verità vivente in tutti i secoli nella scrittura delle passioni di qualunque nazione. Non vi è verità nella scrittura delle opinioni e de’ fantasmi; il letterato adunque deve vestire con le opinioni ed i fantasmi del proprio secolo e della propria nazione le verità eterne, che regnano e regneranno sempre nella mente e nel cuore di tutti gli uomini. III. Pochi ragionano, tutti gli altri sentono. Se la natura non parla che a pochi, si rimarrà inattiva sul cuore della moltitudine. Se non parla che alla moltitudine, l’eloquenza non potrà essere fondata sulla ragione. Il letterato adunque appassionando il popolo, e convincendo chi lo governa e chi lo nutre, giungerà a persuadere gli uni e gli altri, poichè il popolo riflette gli effetti delle sue passioni sopra chi può ragionare, e i pochi riflettono gli effetti della ragione sopra i molti, i quali possono soltanto sentire.

Da questo capitolo quarto apparirà. I. La ragione della decadenza nel mondo di molti libri, che ebbero grandissima fama a’ loro tempi, e più evidentemente la ragione per cui molte altre opere sono disprezzate dagli uomini i quali vivono educati in società, e venerate nel tempo medesimo con superstizione [p. 98 modifica]dai letterali precettisti accademici e claustrali. II. Apparirà la ragione per cui molti uomini che a’ nostri tempi vivono col nome celebre di letterati nelle cattedre de’ licei, nelle accademie, nelle corti dei grandi, sono ignotissimi al popolo, e appena morti non lasciano il loro nome, se non se nel cimitero ove stanno sepolti.