Vai al contenuto

Li fichi dorci

Da Wikisource.
La visita der Governo Er tempo bbono
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833

[p. 414 modifica]

LI FICHI DORCI.[1]

     Che mmanna,[2] eh Nino? Iddio te bbenedichi:
Pròsite,[3] porco mio: bbon pro tte facci.[4]
Tielli[5] pe’ tté: nun zerve che li spacci:
Nun è rrobba da scèdese[6] all’amichi.

     Senza sturbamme[7] co’ li tu ficacci,
Trovo a Ppiazza-Navona tanti fichi,
Da fanne[8] scorpacciate, com’e pprichi[9]
Ch’empieno[10] le valisce[11] a li procacci.

     Lo stommico,[12] a ppenzacce,[13] me se guasta.
Grazzie: obbrigato: se li maggni lei:
So’[14] ffichi de l’Ortaccio,[15] e ttant’abbasta.

     Monghi, ciscìni, cardilatti e mmèi[16]
Me parerìano[17] a mmé tutt’una pasta
Co’ sti fichi ingrassati da l’Ebbrei.

Roma, 5 febbraio 1833.

Note

  1. Dolci.
  2. La manna ebraica.
  3. Prosit.
  4. Faccia.
  5. Tienli.
  6. Cedersi.
  7. Sturbarmi.
  8. Farne.
  9. Plichi.
  10. Empiono.
  11. Valigie.
  12. Stomaco.
  13. Pensarci.
  14. Sono.
  15. Il cemetero degli Ebrei.
  16. Il significato di queste parole bisogna dimandarlo a chi s’intende di cose stercoratorie.
  17. Parrebbono.