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Li teatri de mo (1833)

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Giuseppe Gioachino Belli

1833 Indice:Sonetti romaneschi II.djvu sonetti letteratura Li teatri de mo Intestazione 20 aprile 2025 100% Da definire

Er vecchio Er ricurzo ar Presidente
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833

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LI TEATRI DE MO.

     Che vvò’ annà![1] Ttordinone[2] è una porcara,
Che mme pare er teatro de le palle;[3]
Va’ a Crepanica:[4] è cchiuso. Va’ a la Valle,
E nnun ce trovi ppiù la piccionara.[5]

     Pe’ ccocciòli[6] viè ffòra una caggnara
De lanternini-a-ojjo de le stalle![7]
Ar zoffione[8] je schiaffeno a le spalle
Un zoffiettone da soffià la fiara![9]

     Vò’ annà in pratea? te dànno un bullettino,
Che ppe ttrovatte er posto hai d’annà a scola
E imparatte a l’ammente l’abbichino![10]

     Llì ppoi, come un pupetto[11] in vesticciola,
Sbarrato fra ddu’ tavole e un cusscino,
Fai la cacca e la pisscia a la ssediola.[12]

Roma, 20 gennaio 1833.

Note

  1. [Che vuoi andare!]
  2. Vedi il sonetto... [Chi nnun vede ecc., 8 febb. 32, nota 1.]
  3. In questo teatro, rinnuovato con gran dispendio dai duchi Torlonia, sono state poste delle palle indorate sui parapetti tra l’uno e l’altro di tutti i palchetti. Avvertasi qui che il vocabolo palle è sinonimo di genitalia: diciamolo in latino per verecondia.
  4. Il Teatro Capranica.
  5. Nel luogo dell’ultimo ordine, sempre il più basso e indecoroso, in questo teatro rifabbricato si è praticata una galleria, sostenuta in giro da colonne, sulle quali si appoggia anche il lacunare del teatro.
  6. Così chiamavansi alcuni tegami pieni di sevo, che formavano, sino a non molti anni addietro, la illuminazione avanti alla scena.
  7. S’intendono le due lumiere che sorgono belle accese tra l’orchestra e la scena, succedute ai tegami di sevo ecc., che anticamente usciva un falegname ad accendere, vestito nel suo proprio abito alquanto sudicetto, e parlando ad alta voce coi suoi confratelli sparsi qua e là pel teatro in altre faccende.
  8. Suggeritore. [In francese: souffleur.]
  9. Fiamma. [Si usa anche nell’Umbria.]
  10. Ad imparare [E impararti] a mente l’abbaco; allude ai biglietti numerati.
  11. [Pupo, pupetto: bambino, bambinello. Dal lat. pupus.]
  12. Così è chiamato il mobile che serve di uso necessario ai bambini: e così è chiamato il luogo da sedersi in tutte le panche di Tordinona, e in alcune privilegiate di Valle.