Li teatri de primavera
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LI TEATRI DE PRIMAVERA.
1.
Li teatri de Roma so’ ariuperti,
Ciovè[1] la Valle[2] e ’r Teatrino Fiani.[3]
In quanto a Ccassandrino,[4] li Romani
Dicheno a cchi cce va: “Llei se diverti.„[5]
Ma ppe’ la Valle, state puro[6] scerti[7]
Che mmanco se farebbe a li villani.
Madonna, che ccantà! ccristo, che ccani![8]
Peggio assai de li gatti de Libberti.[9]
Disce: “La terza sera nun fischiòrno.„
Chi aveva da fischià? li chiavettari?[10]
Si[11] er teatro era vòto com’un corno!
Bbast’a ddì cch’er Governo ha ssopportate
Quattro sere de rajji[12] de somari,
Eppo’ ha ddetto a Ppaterni:[13] “Oh ariserrate.„[14]
10 aprile 1834.
Note
- ↑ Cioè.
- ↑ Il teatro de’ signori Capranica, che prende il nome dalla sua vicinanza col palazzo della famiglia Della-Valle.
- ↑ Teatrino di marionette nel Palazzo Ottoboni dei Duchi di Fiano.
- ↑ Maschera romana delle marionette; di cui vedi il sonetto... [Un bèr ritratto, 14 marzo 34; nota 6.]
- ↑ Ella si diverta.
- ↑ Pure.
- ↑ Certi.
- ↑ Opera: L’Elixir d’Amore, dramma di Felice Romani, musica di Gaetano Donizetti. Tutto bello. — Virtuosi: signora Teresa Melas, prima donna; signor Domenico Furlani, primo tenore; signor Pietro Gianni, primo basso; signor Antonio Desirò, primo buffo. Ed altri virtuosi inferiori! [Tutti cani, pare.]
- ↑ Il teatro delle Dame, ossia di Alibert. Per l’allusione, vedi il sonetto... [La musica ecc., 8 genn. 34].
- ↑ [Coloro che hanno in consegna le chiavi de’ palchetti, e li aprono e li chiudono. Ma dal sonetto seguente (e anche da altri, mi pare) si rileva che allora, almeno al Teatro Valle, c’era un capo chiavettaro, che aveva anche l’incarico di vendere le dette chiavi, e ci faceva sù il bagherino, cioè ci speculava camorristicamente.]
- ↑ Se.
- ↑ Ragli.
- ↑ Il signor Giovanni Paterni da Narni, benemerito impresario.
- ↑ Oh riserrate. Ciò veramente accadde il 9 aprile 1834, e ne fu avvertito il pubblico con apposito editto.
ANGELETTO DE LA MADALENA.[1]
2.
Stante quer terremoto de ruvina,
Ch’er popolo li poveri cantanti
Un po’ ppiù ll’ammazzava tutti quanti
Co l’impressario appresso e la Reggina,[2]
Er Governo ha mmannato[3] stammatina
Li maestri Grazzioli e Ffioravanti,[4]
Pe’ vvedé ssi ll’antr’[5] Opera cammina
E ssi er teatro pò ttirasse[6] avanti.
Stiino dunque contentili romani,
Ché cco’ ddu’ antri concertini soli
L’opera nova pò annà ssù ddomani.
St’antri cantanti poi, disce Grazzioli,
Che ssi nun zo’[7] addrittura cani cani,
Manco so’ rrosiggnoli rosiggnoli.
27 aprile 1834.
Note
- ↑ Primo chiavettaio e bagherino [V. la nota 10 del sonetto precedente] del teatro Valle.
- ↑ Il popolo, nella sera di cui parla il sonetto precedente, era già così mal disposto alla tolleranza, che essendosi dalla Deputazione degli spettacoli ritardato di mezz’ora il principiare dell’Opera onde attendere l’arrivo della Regina Vedova di Napoli, che di que’ giorni era in Roma [Cfr. il sonetto: Er Re ecc., 23 marzo 34], questa al suo primo apparire in teatro fu accolta con non equivoci segni di disgusto.
- ↑ Mandato.
- ↑ I due maestri di cappella veramente a ciò deputati dal Governo.
- ↑ Se l’altra ecc.
- ↑ Può andar.
- ↑ Sono.
- Testi in cui è citato il testo Un bèr ritratto
- Testi in cui è citato il testo La musica de Libberti
- Testi in cui è citato il testo Er Re e la Reggina
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