Lirici marinisti/IV/Anton Maria Narducci

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Anton Maria Narducci

Liriche di Anton Maria Narducci ../Giambattista Pucci ../Tiberio Sbarra IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Giambattista Pucci IV - Tiberio Sbarra
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ANTON MARIA NARDUCCI


I

LA VESTE E LA GHIRLANDA

     Qualor di veste serica trappunta
d’una ricca di stelle aurea tempesta,
donna, adivien che le tue membra vesta,
notte mi sembri in bruno carro assunta.
     Ma se poi veggio a quelle stelle aggiunta
primavera di fior su l’aurea testa,
allor dico fra me: — L’aurora è questa,
che fregiata di fior ridendo spunta. —
     E si m’aggrada per mia dolce pena
mirar costei, che pur m’ha il cor piagato,
di mille fior, di mille stelle piena,
     ch’io, con un giorno sí ridente e grato
e con notte sí bella e sí serena,
dormirei lieto e veglierei beato.

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II

LE «FÈRE D’AVORIO» TRA I CAPELLI

     Sembran fère d’avorio in bosco d’oro
le fere erranti onde sí ricca siete;
anzi, gemme son pur che voi scotete
da l’aureo del bel crin natio tesoro;
     o pure, intenti a nobile lavoro,
cosí cangiati gli Amoretti avete,
perché tessano al cor la bella rete
con l’auree fila ond’io beato moro.
     O fra bei rami d’or volanti Amori,
gemme nate d’un crin fra l’onde aurate,
fere pasciute di nettarei umori;
     deh, s’avete desio d’eterni onori,
esser preda talor non isdegnate
di quella preda onde son preda i cori!

III

A CAMILLO BAFFI

Per domandargli la propria «nativitá»

     Scrivea nel ciel caratteri di stelle
con la penna de’ raggi il mio natale
il Sol, chiaro scrittor d’oscuro annale,
de le fortune mie benigne e felle.
     Dicean le gieroglifiche facelle
d’ogni fortuna mia l’ora fatale;
ma non sa sporre interprete mortale
note di ciel misteriose e belle.
     Tu, che sovente al ciel t’ergi vicino,
discepolo di Febo, anzi sua prole,
Esculapio celeste, Orfeo divino;
     apri i segreti de l’eteree scole,
tanto ch’intenda anch’io nel mio destino
del linguaggio del ciel l’alte parole.