Lirici marinisti/IV/Giambattista Pucci

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Giambattista Pucci

Liriche di Giambattista Pucci ../Antonino Galeani ../Anton Maria Narducci IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Antonino Galeani IV - Anton Maria Narducci
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GIAMBATTISTA PUCCI


I

L’ARDORE

     Ardo quando talor vien ch’io rimiri
madonna lampeggiar lieta e vezzosa;
ardo quando talor, mesta e dogliosa,
china degli occhi i lucidi zaffiri.
     Ardo s’avvien che contra me si giri,
turbata il volto, altera e minacciosa;
s’a la mia pena ancor si fa pietosa,
ritrovo ésca novella ai miei martiri.
     Se sospira, quell’aura il foco accende;
s’apre un riso talvolta, è foco il riso;
è foco tutto il bel ch’in lei risplende.
     Ma nel foco del seno e del bel viso
torrei, cosí m’appaga il bel ch’offende,
quasi farfalla rimaner ucciso.

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II

GLI OCCHI E IL SENO

     Dentro al candido sen, tra le mammelle,
stese madonna la man bianca al core,
e da’ giri lucenti il vivo ardore
rivolse a un punto istesso in questa e in quelle.
     Biancheggiar, lampeggiar nevi e fiammelle,
de’ begli occhi e del sen foco e rigore,
fatto un misto di luce e di candore,
qual tra ’l latte del ciel fanno le stelle.
     De le mamme e del sen la candidezza,
emula al latte, unita allor splendea
dei luminosi giri a la chiarezza.
     Questa in quella a vicenda in guisa ardea,
che un confuso di luce e di bianchezza
quinci i begli occhi e quindi il sen parea.

III

LO SVELAMENTO

     Era il vel di madonna al volto e al crine
qual nube che nasconda il dio di Deio,
quando parve dicesse: — A te non celo
quel che de l’alme fa prede e rapine. —
     La man, cui di candor cedon le brine,
portiera fatta d’amoroso cielo,
stese, e al tergo raccolto il bianco velo,
forme scoperse angeliche e divine.
     Vidi allor lampeggiare a l’improviso
e gareggiar di luce e di splendore
il crin, gli occhi, la bocca, il guardo e ’l riso.
     Di tanta luce innebriato il core,
non sa s’egli sia in terra o in paradiso,
se paradiso ha cosí dolce Amore.