Lirici marinisti/IV/Maffeo Barberino

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Papa Urbano VIII

Liriche di Maffeo Barberino (dipoi Papa Urbano VIII) ../Bartolomeo Tortoletti ../Paolo Giordano Orsino IncludiIntestazione 10 giugno 2017 75% Da definire

Liriche di Maffeo Barberino (dipoi Papa Urbano VIII)
IV - Bartolomeo Tortoletti IV - Paolo Giordano Orsino
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MAFFEO BARBERINO

(dipoi papa urbano viii)


I

IL DILETTO TERRENO

     Acqua limpida sorge e si diffonde
in verde prato tra l’erbette e i fiori;
spira l’aura e n’invola i cari odori
e fra le nubi il Sol piú non s’asconde.
     Ride il suol, ride l’aria e ridon l’onde,
e gli augei, dell’aurora ai primi albori,
con note argute e sibili canori
gioia stillan, ch’al cor dolce s’infonde.
     Tal di felice stato il bel sembiante
qui sembra al senso, che non mira al fine;
ahi! che quaggiú il diletto in un momento
     da noi sen fugge con alate piante;
qui l’alme albergan come pellegrine,
stabil sol hanno in ciel vero contento.

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II

OCCHI CASTI

     Mortal bellezza ascoso il foco tiene
per assalir chi ’l guardo non reprime.
Ahi, mentre cauto a terra non s’adime,
ratto l’ardor li scorre entro le vene!
     Ch’è varco l’occhio al cor, onde sen viene
l’imagin de l’oggetto e vi s’imprime.
Se dunque fia che sua salute stime,
schivi mirar lá dove non conviene.
     Alle pupille l’uno e l’altro lume
delle palpebre tien pronto lo schermo,
ch’a tempo è di celarle arbitro e donno;
     come vergini in sacro chiostro ed ermo,
che di velarsi il volto han per costume,
sí che non vedon né veder si ponno.

III

LA FONTANA

     Qui, dove sorge la volubil onda,
arresta i passi, o pellegrino, e intento
in mille guise il bel limpido argento
mira cader del fonte in sulla sponda.
     S’erge altronde l’umor ch’in copia abbonda,
in stille altronde piove; indi non lento
vibrasi in giuso, e quivi in un momento
sale e in sé torna ond’è ch’in sé s’asconda.
     E mentre or poggia or cade o in sé si rota,
talor si spande, or sé medesmo fiede,
sí d’uno in altro moto si trasforma,
     che, sebben nel cristal mobile immota
sua sembianza abbia il fonte, l’occhio crede
ch’ognor si cangi in varia e nuova forma.