Lirici marinisti/IV/Bartolomeo Tortoletti

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Bartolomeo Tortoletti

Liriche di Bartolomeo Tortoletti ../Giovanni Andrea Rovetti ../Maffeo Barberino IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Giovanni Andrea Rovetti IV - Maffeo Barberino
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BARTOLOMEO TORTOLETTI


I

LA SEGRETEZZA

     Lilla, al comune onor piú ch’al piacere
vo’ che serviam; questi passeggi e queste
vanitá da fanciul son poco oneste,
poco conformi a le tue doti altere.
     Amiamci di buon cuor; queste le vere
parti son d’amor puro, amor celeste.
Oh bell’inganno ad altrui fa chi veste
gli amorosi pensier d’arti severe.
     Lilla, fa’ a modo mio; non ti dispiaccia
ch’io ti venga a servir sí parcamente,
ch’altri non creda i nostri amori e taccia.
     Patisco io piú di te; ma finalmente,
dopo alcun di che non si vegga in faccia,
fa vista piú soave il Sol lucente.

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II

LA SOMIGLIANZA

     Ove d’avara chiostra a me s’involi,
idolo mio leggiadro, il tuo splendore,
maestro a vagheggiar mi guida Amore
somigliante beltá che mi consoli.
     Tu non temer però che lá sen voli
da le tue fiamme fuggitivo il core;
giuroti ch’ardo piú, quanto maggiore
conosco il raggio onde tu splender suoli.
     In lei null’altra cosa amar poss’io
ch’il tuo solo ritratto: una è la bella
luce d’entrambe ed uno il mio desio.
     Tai sono i rai del Sol ne la sorella;
e se tu sole sei del giorno mio,
luna esser può de la mia notte anch’ella.

III

LE ROSE GITTATE AL FUOCO

     Ite, rose lascive, ite d’amore
pegni vani e nocenti, un tempo cari,
e da l’arido vostro e dal pallore
qual sia chi mi vi diè, per me s’impari.
     Tal diverrá quella beltá, ch’in fiore
oggi par che non abbia al mondo pari;
e deggio ancor seguirla? ancor dal core
m’usciranno per lei singulti amari?
     Ahi, che pur troppo il mio desire insano
mi fe’ soggetto; or tempo è ben che fia
sciolto il laccio crudel da la mia mano.
     Intanto, itene voi per cotal via,
ch’il rogo vostro e ’l cenere profano
primo trofeo di mia vittoria sia.

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IV

BELLEZZA CHE RESISTE AGLI ANNI

     Barbara, da che vesti il mortal velo
a l’undecimo lustro il tempo inchina,
e pur non anco in te scesa è la brina,
né cadute le rose a tanto gelo;
     e vibri ancor da’ tuoi begli occhi il telo
ch’a ferir ogni core Amor destina,
né val saper che sí l’etá camina,
ch’ella non può mentir se mente il pelo.
     Fu assai che, cinta tu d’aurata gonna,
amorosa guerriera ognun vincesti,
nel fior degli anni tuoi vergine e donna;
     ma perché non giungean sí chiari gesti
al gran valor che del tuo cor s’indonna,
de la natura trïonfar volesti.

V

LA MASCHERATA DELLE ZINGARE

     Vaghe di misurar nuovo emisfero,
scoprendo ignoto clima, isole estrane,
da le dolci d’Egitto aure lontane
a voi ne scorse peregrin sentiero.
     Quattro zingane siam; chiedere il vero
sogliam al ciel de le venture umane;
ma, qui, son l’arti nostre oscure e vane:
altre stelle, altro ciel v’hanno l’impero.
     Ivi lumi veraci e certi errori
son caratteri fidi, in cui si mira
o giusta speme o pur timor de’ cori.
     Qui, senza legge ogni pianeta gira,
e folle è ben, fra sí bugiardi ardori,
chi per un guardo mai teme o respira.