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Lo svejjatore

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Giuseppe Gioachino Belli

1845 Indice:Sonetti romaneschi V.djvu sonetti letteratura Lo svejjatore Intestazione 27 dicembre 2024 75% Da definire

Er volo de Simommàgo Er padrone bbona memoria
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1845
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LO SVEJJATORE.[1]

     Ma er più ggranne tra ttutti li tormenti
È de bbussà a la ggente avanti all’arba.
Nun ne trovate uno che jj’aggarba.
In sto punto che qui, ttutti scontenti.[2]

     Quello opre la finestra, e ssu la bbarba
Ve manna una sfilata d’accidenti.
Questo ve fa ccert’antri comprimenti,
Cór un voscione che nnemmanco Jarba.[3]

     Tutti, o spezziali, o mmedichi, o mmammane,[4]
O ccerusichi, o ppreti, o vviaggiatori,
Ve tratteno, per dio, peggio d’un cane.

     Li mejjo so’ li frati, amico caro;
Che ppòi crepà de freddo o de dolori,
Prima che tt’arisponni er portinaro.

14 gennaio 1845.

Note

  1. [Lo svegliatore. C’erano allora parecchi che facevano questo servizio, soprattutto per chiamare coloro che dovevano trovarsi pronti a partire con le diligenze.]
  2. [Sgarbati.]
  3. [Reso popolarissimo dalla Didone del Metastasio. Oggi, naturalmente, è quasi dimenticato.]
  4. [Levatrici.]