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Lui!

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La madre der borzaroletto Li padroni de Cèncio
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833

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LUI!

     Io e ll’asino mio![1] In oggni cosa,
Ve sce ficcate voi pe’ Ccacco immezzo.[2]
In ogni fr.....[3] sce mettete un pezzo
Der vostro, e jj’appricate la scimosa.[4]

     Ma, ffratèr caro! e sséte stato avvezzo
Co’ sto po’ dd’arbaggìa[5] prosuntuosa?
Tutto sapete voi! ggnente ha la dosa,[6]
Si pprima voi nun je mettete er prezzo!

     “Io vado, io viengo, io dico, io credo, io vojjo:
L’ho ffatt’io, l’ho vvist’io, sce so’ annat’io....„
Pe’ ttutto sc’entra l’Io der zor Imbrojjo.

     Chi sséte Voi? la tromma der Balìo,
Er Papa, Marc’Urelio in Campidojjo,[7]
La Santa Tirnità, Ddomminiddio?!

Roma, 14 gennaio 1833.

Note

  1. Così dicesi a chi pone sempre l’io in tutti i discorsi.
  2. Cacco in mezzo: chi si fa sempre innanzi, od occupa luoghi con altrui fastidio.
  3. In ogni discorso.
  4. Applicar la cimosa: far la giunta.
  5. Albagia.
  6. Il suo dovere: il suo giusto.
  7. La statua equestre di Marc’Aurelio, che sorge in mezzo all’area del Campidoglio.