Memorie storiche della città e marchesato di Ceva/Capo LIV - Napoleone in Cherasco.

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Capo LIV - Napoleone in Cherasco.

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Capo LIII - Napoleone Bonaparte. Capo LV - Vittorio Amedeo III, ed il suo Ministro Marchese di Cravanzana.
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CAPO LIV.


Napoleone in Cherasco.


In seguito alle vittorie riportate dai repubblicani al campo trincierato della Pedagiera e Testanera per difesa di Ceva, alla bicocca di S. Michele, ed al Brichetto di Mondovì, trovò Napoleone aperta la via del Piemonte, e si portò a far quartiere a Cherasco, scrisse di là al governatore del forte di Ceva conte Tornafort la seguente lettera:

Dal quartiere generale di Cherasco il 7 fiorile anno
4° della Repubblica Francese, una ed indivisibile.


Il Generale in Capo dell’Armata d’Italia al Comandante
del forte di Ceva.


La vostra armata è stata battuta a Mondovì, le linee dietro la Stura sono state sforzate, la città di Cherasco si è resa, la mia artiglieria d’assedio è arrivata. Qualunque resistenza che voi faceste sarebbe contraria alle leggi della guerra, e produrrebbe un’inutile profusione di sangue. Il vostro forte dominato a 150 tese di distanza non è suscettibile d’alcuna [p. 273 modifica]resistenza. Se dopo 24 ore dalla notificanza della presente citazione, non vi sarete arreso io non ammetterò veruna capitolazione e sarà passata a fil di spada la vostra guarnigione. Se la conservazione della Città di Ceva, la quale sarà certamente sacrificata al fuoco delle batterie; se la salvezza dei prodi che comandate v’interessa, accettate, signore, un’onorevole Capitolazione e rendetevi sull’istante.

Bonaparte.


Questo dispaccio fu portato a Ceva dall’aiutante di campo di Napoleone, il capo di battaglione Marmont. Fece questi di tutto per entrar nella fortezza colla lusinga di persuaderne la resa per via della più vantaggiosa capitolazione, ma non gli riuscì.

Intanto, dice Botta, scrittosi da Colli a Bonaparte si sospendessero le offese, rispose nè potere nè volere se prima non gli si davano due delle tre fortezze di Cuneo, di Alessandria, di Tortona.

Consentiva il re per la prima e per l’ultima e di più per Ceva che oppugnata gagliardamente con uguale gagliardia si difendeva. Adunque l’estremo momento essendo giunto in cui l’antichissima Monarchia del Piemonte si doveva, cessando d’esser padrona di se medesima, cadere in servaggio altrui fu accordata in Cherasco la tregua tra Bonaparte dall’un lato, Latour e della Costa dall’altro, con questo che i repubblicani occupassero Cuneo, li 28 aprile. Tortona non più tardi del 30, la fortezza di Ceva, subito dopo gli accordi.

Non tardò Napoleone a spedir tosto i suoi ordini al Governatore della fortezza Tornafort.

Eccone il dispaccio.

Armata d’Italia — — Stato maggior Generale
Dal quartiere Generale di Cherasco li 10 fiorile anno 4
della Repubblica Francese, una e indivisibile.


Vi spedisco Signore, l’ordine del vostro Re, di rimettere [p. 274 modifica]il forte di Ceva, all’uffiziale munito dell’ordine mio. Vi prego in conseguenza di rimettere la Cittadella al generale Miollis portatore della presente.

Il generale in capo dell’armata d’Italia:

Bonaparte.


Dopo il dispaccio di Bonaparte ricevette il governatore del forte la seguente lettera dal re Vittorio Amedeo.


Al Conte di Tornafort. Ceva.

Il Re di Sardegna di Cipro di Gerusalemme ecc., ecc.


Conte di Tornafort, abbiamo conchiuso un armistizio col generale dell’armata francese Bonaparte, colla condizione di rimettere alle armate francesi codesto forte colle artiglierie, e munizioni di guerra e di bocca, ed uttigli in esso esistenti, e ciò pel tempo che resta necessario alla conclusione d’una pace.

Vi ordiniamo pertanto ricevuto il presente, che vi verrà rimesso dal suddetto generale, o da qualche altro ufficiale per di lui parte, di consegnare alle truppe francesi il forte suddivisato cogli articoli sopraccennati. In tale circostanza farete prima d’ogni altra cosa uscire nel miglior ordine possibile le nostre truppe cogli onori della guerra colle loro armi e bagagli, con farle contenere anche nella più esatta disciplina. Quanto a voi, v’intenderete coll’uffiziale comandante delle truppe francesi per eseguire le seguenti operazioni.

Uscite dalla fortezza le nostre truppe, farete procedere ad un esatto inventaro di tutte le artiglierie, munizioni di guerra e di bocca, e d’ogni altra cosa appartenente alla piazza per mezzo d’un commissario nostro di guerra od uffiziale dei soldo costì esistenti, coll’intervento dell’uffiziale comandante [p. 275 modifica]dell’artiglieria, ed in contraddittorio di quel commissario od uffiziale francese che verrà destinato ad assistervi.

Tale inventaro dovrà esser fatto coll’opportuno verbale, e segnato da ambe le parti, e ci trasmetterete quindi per il canale della segreteria nostra di guerra l’originale della copia che resterà nelle vostre mani consegnandone l’altra al commissario od uffiziale francese suddivisato.

Le suddette nostre truppe verranno da voi incamminate verso Bra, dove, e nei luoghi circonvicini dovranno rimanere accantonate sino a nuovo nostro ordine; e sarà perciò vostra cura di farle munire dei necessari ordini di tappa per una tale rotta, avvertendo di farle massime pei soggiorni, ripartire colla maggior possibile proporzionata giustizia per non aggravare di soverchio li pubblici.

Inculcherete ai comandanti delle medesime di usare tutta la vigilanza per ovviare nella marcia e nelle stazioni ad ogni disordine; e quanto a voi le raggiungerete per la rotta unitamente agli ufficiali e soggetti, che saranno con voi rimasti, tostochè avrete terminate le operazioni sovra prescrittevi per la rimessione del forte.

Tanto eseguite, e preghiamo il Signore che vi conservi.

Torino li 28 aprile 1796.

Firmato V. Amedeo.
Di Cravanzana.



Questa tregua, dice il Botta, e la pace che si firmò poco dopo rallegrò i novatori, avvilì i ligi, scoraggiò i leali, spaventò i popoli, sdegnò i soldati.

Napoleone intanto, acconce le condizioni del Piemonte e posto in sua balìa questo primo stato d’Italia, innalzava l’animo ad imprese più grandi, e mandava fuori questo bando.

Soldati! in quindici giorni avete vinto sei battaglie, presi trenta stendardi, cinquantacinque cannoni, parecchie fortezze, 15m. prigionieri, avete ucciso 10m. nemici, conquistato la [p. 276 modifica]parte più ricca del Piemonte; vinto battaglie senza cannoni, varcato fiumi senza ponti, marciato viaggi senza scarpe, passate notti senza tetti, sostenuto giorni senza pane, ecc.