Mirtilla/Alla Marchesa Lavinia della Rovere

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Alla Marchesa Lavinia della Rovere

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Alla Marchesa Lavinia della Rovere
Mirtilla Alla Signora Lodovica Pellegrina
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ALLA ILLUSTRISS·

ET ECCELLENTISS. SIG.

LA SIG. DONNA

Marchesa del Vasto.

SIGN. MIA COLLENDISS.


IO cominciai quasi da scherzo, Illustrissima, & Eccellentissima Signora, ad attendere à gli studi della Poesia, e di tanto diletto gli trovai, ch’io non hò mai più potuto da sì fatti trattenimenti rimanermi, e come dal Cielo mi sia stato negato, ingegno atto à sì alto, e nobile essercitio; non per questo mi son’io sgomentata, anzi mi sono ingegnata d’assomigliarmi à quelli, che nati, & allevati nell’Alpi nevose, ò campi sterili, non però lasciano di coltivarli à tutto lor potere per renderli più, che possano [p. v modifica]fecondi. è l’ingegno humano cosa troppo divina, e coloro, che nell’otio intepiditi lasciano cosi raro dono perire, non meritano tra gli huomini essere annoverati, Però, che trapassando la vita loro con perpetuo silentio, à guisa, che le bestie fanno, non sono buoni ad altro, che à consumar quello, che dalla Natura, ò dalla Terra è prodotto. Da sì fatta maniera di vita, e costumi desiderando io d’allontanarmi, seguitai gli incominciati studi; onde mi avvenne alli giorni passati di compore una Pastorale, la quale io per aventura troppo ardita, mando hora fuori con la scorta del nome di V. E. Illustriss. Desiderando, che ciò mi giovi à mostrarle la divotione, e riverenza, ch’io le porto, non intendendo, che l’autorità del suo Divino nome la difenda, perciò che essendo questa la prima fatica dell’ingegno mio, che sia venuta in luce desidero sentirne liberamente l’openione di ciascuno, per potere i diffetti di questi, e de gli altri miei scritti emmendare. Accetti per tanto V. E. Illustriss. questa mia Pastorale, che hora le appresento, con quella istessa humanita, ch’ella più, e più volte s’è degnata (contra ogni mio merito) di [p. vi modifica]prestar gratia silentio alle mie vive parole, e per non infastidirla humilmente me le inchino, bacciandole con ogni riverenza le degnissime mani, e pregandole da Dio ogni suo maggior contento, e felicità.


Di Verona il dì 24. di Febraro 1588.


Di V.E. Illustriss.


               Rumiliss. serva, e devota


                              Isabella Andreini Comica Gelosa.