Notizie della vita e degli scritti di Luigi Pezzoli/VII. Studii classici ed esercizii accademici

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VII. STUDII CLASSICI ED ESERCIZII ACCADEMICI.



Sfidato del comporre poemi, nulla più immaginò di sì vasto durante sua vita, e forse le nuove brighe nelle quali s’immerse glielo vietarono. Perchè dall’essere compagno di quel gentiluomo soprannotato, passò in altra casa patrizia fattore e pedagogo ad un tempo, e il suo giorno cominciò ad essergli per la principal parte riempiuto di cure, necessarie a sostentare la famiglia che minacciava ingrossarsegli terribilmente, avendo veduto nascere fino a otto figli (tutti per altro in piccola età gli morirono), ma affatto opposte a quanto richiedesi per dettare poemi. Da indi non si diede egli più a veruna seria investigazione, nè ebbe più la mente quel tanto disoccupata che vuolsi a farsi capace di grandi concepimenti. Lo studio de’ classici nostri scrittori consolava sol esso quelle briciole del suo tempo le quali, come il Lazzaro della scrittura [p. 185 modifica]anelava a raccogliere i rimasugli della mensa del ricco e cui rifiutavano i cani, egli studiavasi di porre a profitto secondo venivangli scarsamente gittate dalla opprimente e avara fortuna. Fino a questa stagione lo stile del Pezzoli, adorno di molto brio e di molta giovanile vivacità, poco o nulla riteneva di quella secura ed uguale forbitezza, onde sono distinti i veri scrittori dai guasta-mestieri, innumerabili e difficili ad essere riconosciuti, come in ogni arte, così pure in letteratura. E a questo infervoramento nello studio dei classici, e a questa perfezione di gusto protestavasi egli debitore, chi il crederebbe? ad un giovanotto, che ad esso minore d’anni, e com’esso, ma per altre ragioni, segregato dagli studii la più parte dell’ore, pure, e per felice disposizione sortita dal nascere, e per grande amore a tuttociò che potesse avervi di bello e di generoso, erasi condotto molt’oltre nel sentimento delle squisitezze de’ nostri sommi scrittori, e messo buon fondamento a quella fama, cui fu impedito di conseguire dalla velocità della morte, che il sopraggiunse non più che a mezzo il cammino. Era questi Vittore Benzone: e il Pezzoli cominciando dal maravigliare, e poco men che dal ridere della stitica ritrosia con cui il giovane, che aveva nome di dissipatello più ch’altro, abbracciava una voce o una frase, indi ne faceva rifiuto, e così parecchie volte alternativamente, terminò persuadendosi non essere poi tanto vane nè tanto inutili quelle lentezze, [p. 186 modifica]e fu tra esso e il Benzone affettuosa e inalterata stima tutta la vita.

Andava intanto a tumulto l’Europa soqquadrata dal fatale guerriero, uso a spronare il cavallo a disperata carriera, ove altri, anche dei più coraggiosi e più fortunati, avevano dovuto passare a rilento. Ma da questi nuovi e mirabili rivolgimenti di fortuna, de’ quali facevasi udire il rimbombo per ogni parte, oltre quel senso di maraviglia cui torna impossibile il non provare, chi abbia anima e fantasia, per nulla sembra rimanesse commosso il Pezzoli, o almeno nessuno pubblico indizio ne diede, e le opere sue di quel tempo altro non sono fuorchè brevi e fuggevoli componimenti sopra soggetti affatto volgari. Bensì la sceltezza dello stile e la bella e ragionevole maniera d’immaginare il facevano riverito nella nostra città; di che ottenne non dubbia dimostrazione, quando, ricreata nel 1807, o in quel torno, con nuova eletta di socii, l’accademia letteraria, che a principio tenevasi in santa Apollonia nelle stanze del primiceriato, di questo nuovo congregamento eletto fu presidente. Lesse egli quivi un discorso di que’ così detti d’apertura, la prima prosa di qualche conto che componesse, per quello ch’io sappia; e continuò poscia nel promovere con altre letture l’avanzamento di quell’instituzione. Fu tra queste un elogio del Petrarca, che vide anche in appresso la luce, e nel quale, se le osservazioni non giungono a quell’ampiezza e profondità che [p. 187 modifica]non possono essere conseguite salvo da diligenti ricerche e da lunghe meditazioni, bastante indizio si trova di un ingegno che presentiva più ancora di quello gli era dato conoscere distintamente. Quell’accademia, com’è a voi noto, ad una coi Filareti, concorse in questo ateneo, che, di società medica semplicemente ch’esso era a principio, si affratellò a tutte l’altre discipline, cui liberalmente raccolse e in sè tutte comprese.