Novelle orientali/X. Astuzia particolare di una femmina

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X. Astuzia particolare di una femmina

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X. Astuzia particolare di una femmina
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X.


Astuzia particolare di una femmina.


Ritrovavasi al Cairo un mercatante, uomo che andava in traccia di buona fortuna colle femmine; e quantunque più di rado se ne trovi in Egitto, che ne’ paesi ne’ quali le donne sono meno guardate e rinchiuse, pure la dissolutezza trova in ogni luogo di che appagarsi. Una bella di cotesto paese, obbligata a tenersi la faccia coperta davanti ad ogni altro uomo, fuorchè al marito, cercava di alleggerirsi di [p. 246 modifica]fastidio. Si riscontrò a sorte nel nostro mercatante, e poco andò che furono insieme d’intelligenza un uomo che cercava i passatempi ed una femmina che avea in odio la suggezione. Non sì tosto il galantuomo ebbe condotta a casa sua l’acquistata preda, che quivi la rinchiuse per andarsene a provvederla per la città di una colezione.

Ma molti sono gl’impacci che si trovano per via. Eccoti che un maladetto creditore prende al collo il povero innamorato, che per non poter pagare si trovò obbligato ad andarne prigione: onde lo sfortunato debitore, più addolorato ancora della perduta occasione, che della disgrazia ond’era colpito, pregò uno degli amici suoi da lui riscontrato per caso, ch’egli se ne andasse a trar fuori dal chiuso la cagione del suo affanno, scongiurandolo sopra ogni cosa, che tenesse segreta la sua mala ventura. Perciò, datagli la chiave della casa, gli fece caldissima istanza d’informarnelo della riuscita della sua commissione.

L’officioso amico corre alla casa dell’incarcerato; ma oh, qual fu la sua improvvisa maraviglia, quando, aperto l’uscio, riconobbe la sua fedele, anzi pure infedele sposa, che gli correva all’incontro! Pensi chi legge qual fosse lo sbalordimento dell’uno e dell’altra. Il pover’uomo ogni altra cosa avea in pensiero, che di essere andato a prestare quel buon offizio alla moglie, e a lei non potea mai cadere in mente che il marito fosse venuto a coglierla in casa del suo amante.

Dopo infiniti rimproveri, la giovane, che pur cercava di liberarsi da disgrazie maggiori, disse al povero ingannato marito: Ogni cosa fa qui testimonianza contro di me, e così grande è l’error mio, ch’io non potrei sperarne il perdono; ma mentre che prendete vendetta di me, sovvengavi che io sono moglie vostra, e che il mettere la cosa in bocca degli uomini e farne romore, ricascherebbe sopra di voi: facilmente si può salvare il vostro ed il mio onore. Consentiamo di far divorzio, e facciamo che [p. 247 modifica]il Cadì l’approvi. Confesso che il merito mio è quello di perdere la dote, e vi prometto di non dolermene in giudizio: ripigliatevi inoltre queste gioje e queste smaniglie che donate mi avete; tanta ricchezza avrò, quanto potrà bastarmi se conserverò la mia riputazione.

Quantunque il marito fosse fuori quasi di sè pel furore, ritrovò che ragionevole era la proposizione: le tolse le gioje, ed assentì al divorzio. Tutti e due d’accordo andarono al Cadì. Quivi pervenuti davanti al giudice, il marito fece la sua esposizione, dicendo che la moglie, stanca ed infastidita di essere seco, era contenta di perdere la dote, purchè fosse sentenziato il divorzio. Vi accordate voi a questi patti? disse il Cadì alla femmina. A cui ella così rispose: Signore e giudice nostro, egli è pur forza che una sventurata ceda alla violenza: questo crudelissimo uomo, ch’è mio marito, mi batte colla maggior furia del mondo ogni dì, perch’io consenta a rinunziargli la dote; e oggi appunto, oggi mi ha egli con violenza spogliata delle smaniglie ch’io avea ricevute da’ miei parenti: io vorrei bene, è vero, lasciargli ogni cosa, piuttosto che mettere più lungamente a rischio la vita mia; ma chieggovi giustizia della oppressione e della violenza: per prova di quanto vi dico, egli ha ancora addosso le smaniglie che poco fa mi strappò a forza. Giacch’egli mi ha in presenza vostra ripudiata, mi terrò fortunata di non essere più sua; ma invoco il potere delle leggi e gli domando la dote.

Accompagnò l’astuta femmina le sue parole con un torrente di pianto così dirotto, che persuase il Cadì e crederle quanto ella detto avea: fece fare la cerca indosso al marito: gli furono ritrovate le smaniglie, e senza volerlo più altro ascoltare, venne tratto a forza in prigione, perchè quivi stesse finchè avesse sborsata la dote.

Il mercatante amatore, che impaziente attendea novelle di colei che avea rinchiusa, fu ripieno di meraviglia al veder quivi giungere colla catena ai [p. 248 modifica]piedi colui che avea mandato a liberarla. Che hai tu fatto, gli disse, di colei che io ti avea affidata? Il diavolo porti te e lei, rispose l’infelice marito: mia moglie era colei che fu sedotta da te, ed ella è quella che delle sue colpe e delle tue fa gastigar me. Dopo questa vampa di collera narrò all’amatore, piangendo, come egli avea in casa di lui trovata la moglie; e poichè s’ebbon detto un monte di villanie l’un l’altro, presero il partito di perdonarsi vicendevolmente e di sofferire la prigionia insieme.