Nuove osservazioni sopra alcune monete battute dai papi nel contado Venesino e d’Avignone

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Vincenzo Capobianchi

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Nuove osservazioni sopra alcune monete battute dai papi nel contado Venesino e d’Avignone Intestazione 7 marzo 2012 75% Numismatica

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NUOVE OSSERVAZIONI


SOPRA ALCUNE MONETE BATTUTE DAI PAPI


NEL CONTADO VENESINO E D’AVIGNONE




“Piacemi di notare che aveva ragione il Cartier quando attribuiva a Bonifacio IX, papa dal 1389 al 1404 (Revue numismatique française. Blois, 1836, pag. 12), un pezzo di bassa lega con un busto di papa tenente una chiave colla destra e con attorno BO • PAPE • DOMIN • da una parte, e dall’altra una croce accantonata da una B ed in giro COITAT • VENASSIN •1, mentre invece due anni dopo (Revue numis., Blois, 1838, pag. 214) si lasciò indurre in errore dal sig. di Saulcy, dandolo a Bonifazio VIII, quando il Venesino non fu eretto in contado che dal suo successore.” Così il chiarissimo numismatico italiano Domenico Promis scriveva nell’anno 1867 in nota ad una sua memoria intitolata Carpentrasso2.

Il signor avvocato Vincenzo Promis, figlio dell’illustre numografo, seguendo la medesima opinione [p. 218 modifica]nelle sue Tavole Sinottiche delle Monete battute in Italia e da Italiani all’estero3, pag. 20, contro l’opinione che prevalsa era, toglieva a Bonifacio VIII la suindicata moneta per assegnarla al IX, notandovi parimente come “tale moneta dapprima era stata dal Cartier giustamente attribuita a Bonifazio IX, indi indotto in errore, ed in ciò seguito da quasi tutti i numismatici, la diede a Bonifazio VIII, dal cui a successore soltanto fu il Venesino eretto in contado.”

In vero dire i signori Domenico e Vincenzo Promis, a’ quali la numismatica italiana deve tante interessanti illustrazioni e discoperte, mancarono in questa asserzione della loro abituale prudenza, circospezione e diligenza, poiché essi non dovevano ignorare l’interessante opera numismatica del Cardinale Giuseppe Garampi, col titolo Saggi di Osservazioni sul valore delle antiche Monete pontificie4, ove nella ricca raccolta di Documenti tratti dagli Archivi vaticani, che questa ha per corredo, essi avrebbero ritrovato invece, che sotto Bonifacio VIII il Venesino era già eretto a Contado5; che la nuova [p. 219 modifica]moneta papale (denominata colà denaro coronato, perchè su di esso vedevasi l’imagine del Papa col [p. 220 modifica]capo coronato della tiara), principiò ad esservi battuta da Mattia da Theate eletto rettore di quel contado da Bonifazio VIII a dì 5 giugno dell’anno 1300, e che la zecca trovossi “in Castro papali Pontis Sorgie6 capoluogo allora del Contado Venesino e non in Carpentrasso come essi immaginarono.

Ciò premesso, più facile riesce di dare giudizio sul merito della Memoria, testé menzionata, portante il titolo Carpentrasso, colla quale Domenico Promis pubblica ed illustra una piccola moneta di bassa lega, che conservasi in Torino nella preziosa serie di monete papali di S. M. Su di essa da un lato vedonsi due chiavi in palo ma opposte, con attorno [p. 221 modifica]Cross-Pattee-Heraldry.svg NICOLAVS • PP • CARTVS • (papa dal 1288 al 1291), e dall’altro una croce, quasi patente accantonata iieir angolo inferiore di sinistra da due piccole chiavi decussate con Cross-Pattee-Heraldry.svg SANCTVS • PETRVS •7.

Domenico Promis ha creduto di riconoscere in questa moneta la produzione primitiva della zecca del Venesino, anteriormente che questo fosse stato eretto a Contado; e perciò egli dice, che Nicolò IV volle vi fosse solamente col suo il nome di San Pietro, omettendo quello d’una provincia che non aveva alcun titolo; mentre sulle monete coniate in Italia da Benedetto XI, Giovanni XXII e Benedetto XII, che ressero il pontificato nella prima metà del secolo decimoquarto, epperciò posteriormente a Nicolò IV, se vedonsi le due chiavi, hanno tutte Sancii Petri patrimonium, per indicare che furono lavorate nella provincia che porta tal nome ed in Viterbo capoluogo di essa, “Oltreché” egli prosegue “questa moneta nel tipo, peso e bontà è uguale ad alcune monete emesse in questo contado dagli antipapi Benedetto XIII8 e Giovanni XXIII9 e dal legittimo pontefice Eugenio IV.”

La conclusione dell’illustre scienziato, che questa moneta possa essere la prima che i Papi coniassero nel Venesino, cade per le medesime sue osservazioni. Come mai credere possiamo, senza ammettere uno di quegli errori de’ quali si hanno esempi, che questa moneta, che coniata esser dovrebbe nel Venesino [p. 222 modifica]verso l’anno 1290, e perciò di tipo, peso e bontà come quelle che in seguito vi si usarono coniare, sia uguale invece ad alcune monete emesse in Avignone nella prima metà del quindicesimo secolo? È evidente che lo zecchiere avignonese errò incidendo CARTVS10 in luogo di QVINTVS. Eugenio IV, del quale si ha moneta uguale, come il Promis asserisce, a quella su cui ora ragionasi, cessava di vivere a dì 23 febbraio del 1446: ai 6 marzo dell’anno seguente venivagli eletto a successore Tommaso Parentucelli da Sarzana, col nome di Nicolò V, a cui la menzionata moneta indubitatamente appartiene11. Nessun’altra dimostrazione potrà meglio convincere di quanto ora venne indicato che l’esame sui tipi e sulle epigrafi delle monete di quell’epoca.

Per ciò che si riferisce alle leggende ed agli emblemi che usaronsi primieramente stampare dai Papi sulle monete del Contado Venesino si è potuto osservare che, da Bonifacio VIII a Clemente VI, per lo spazio cioè di mezzo secolo, tutte le monete d’argento e billione immancabilmente portano i titoli COMITATVS VENASINI e COMES VENASINI; cioè COMITATVS VENASINI, quelle di Bonifacio VIII e Clemente V; COMES VENASINI le altre di Giovanni XXII e Clemente VI12: le mancanti appartenendo invece a [p. 223 modifica]provincie italiane soggette alla Santa Sede. Si è osservato parimenti come questi titoli cessino sotto Clemente VI per essere sostituiti, in nuovi tipi di monete, dal nome di san Pietro, ovvero de’ santi Pietro e Paolo; essendo probabile che tale cambiamento avesse origine dall’acquisto del territorio e città d’Avignone fatto da papa Clemente VI, nell’anno 134813, che formarono allora col Venosino una sola e più vasta provincia. Trovansi adunque di quest’ultimo Papa, due tipi di monete ed in maggior copia de’ suoi predecessori.

I soli fiorini d’oro papali del tipo fiorentino, senza nome di Papa, ma portanti quello di SANT • PETRH (Sanctus Petrus), e con i contrassegni della mitra ornata di due cerchi e della mitra semplice14, i quali a Giovanni XXII credevansi spettare, ne [p. 224 modifica]avrebbero formato l’unica eccezione, se, nell’anno 1868, presso il signor Hoffmann, noto negoziante di Parigi, per avventura non avessi discoperto un nuovo inedito tipo, che, da me acquistato, passò dipoi nella celebre collezione del sig. Marchese Senatore Filippo Marignoli15. Sopra un lato di questo vedesi l’imagine, in piedi, di S. Giovanni Battista, con attorno la leggenda S • IOHANNES B •, e per segno, a destra del Santo, ma in alto, due chiavette incrocicchiate e legate: sull’altro lato, il giglio di Firenze, la leggenda COMES VENSI (Comes Venaysini) e due paia di chiavette solamente incrocicchiate. Nelle indagini da me fatte, onde assegnare un posto a questa nuova moneta, mi è sembrato logico che le monete d’oro dovessero seguire la stessa norma di quelle d’argento e billione, ossia che, da Giovanni XXII (che secondo i documenti del Garampi fu il primo, nel 1322, che ne ordinò la battitura) a Clemente VI, dovessero portare il titolo COMES VENASINI, cambiato da [p. 225 modifica]st’ultimo Papa nel nome di SANCTVS PETRVS. Dunque, se l’uso di segnare il nome di san Pietro aveva principiato sotto Clemente VI, il fiorino, con questo nome, non potea appartenere a Giovanni XXII che, tanto nel Contado Venesino come in Italia nessuna moneta segnava col nome di questo Santo, ma bensì l’altro nuovo fiorino portante il titolo COMES VENSI, che alla sua moneta d’argento corrispondeva. I documenti, che il Garampi pubblicò, sulla battitura dei fiorini papali nel Contado Venesino e d’Avignone, degli anni 1322, 1323, 1331, 1344 e 136416, mentre ci danno preciso conto sul loro peso e bontà che uguali esser dovevano ai fiorini di Firenze, nulla ci dicono poi delle loro leggende ed insegne; però qualche notizia ricavasi dalla Provvisione colla quale, nell’anno 1368, la Repubblica Fiorentina,17 a petizione di Urbano V papa, contro gli ordini degli Statuti del Comune di Firenze, dava licenza “Nobili Viro Amario de Gianfiliazzis Civi Fiorentino Magistro monetarum D. Pape” di battere fiorini, i quali esser doveano stampati “sub vel cum imagine S. Johannis Baptiste, vel Lilio, vel alio signo, vel Conio Communis Florentie, dum tum in ipsis Florenis, et quolibet ipsorum sit impressio evidentium litterarum, seu signum Mitrie Papalis, per quod appareat non esse Florenos de Florentia, et quod in ipsi Florenis non sint scripte, seu sculpte he lictere de Florentia” dimostrandosi con questo la giustezza delle osservazioni fatte che ci portarono [p. 226 modifica]a ritenere come i fiorini papali d’oro, col contrassegno della mitra, e perciò col nome SANT PETRH, fossero di più recente battitura che quelli col titolo COMES VENSI18.

Le chiavi incrocicchiate ad x sono l’insegna del Sommo Pontefice e della S. Sede: disposte in questa guisa, appariscono per la prima volta sopra le monete di Clemente V (1305-1314), battute nel Contado Venesino, allorché la Sede Pontificia venne colà trasferita; ne è improbabile che vi fossero rappresentate così, onde distinguere le nuove monete che battevansi in quel Contado, da quelle del Patrimonio di S. Pietro [p. 227 modifica]in Tuscia, che le avevano disposte invece verticalmente e parallele. Fa così a cuore ai Sommi Pontefici questa nuova Insegna, che ne vollero fregiare, eccetto qualche raro esempio, tutte le moneto del Contado Venesino e d’Avignone, delle quali furono l’emblema ed il contrassegno speciale. Le chiavi in croce, unite alla tiara, ornarono sempre in seguito lo stemma dei Pontefici.

Sulla moneta papale, volgarmente detta, paparina, che battevasi nel Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, è da notarsi che, sebbene innumerevoli siano gli esempi che ne appariscono sui registri della Curia di questa provincia, purnondimeno il Card. Garampi19 fu il primo a darne esatto conto, ignorandosi dagli scienziati perfino che specie essa fosse! Egli ci fé conoscere “essersi primieramente denominata paparina la moneta che, poco dopo la metà del XIII secolo, i romani Pontefici fecero battere nel Patrimonio di S. Pietro;” ce ne indicò il valore nelle diverse epoche, e come verso l’anno 1270 vi fosse corrente. Appartengono a Benedetto XI (1303-1304) le prime monete segnate col nome di Papa; ed è verosimile che in ciò si seguisse l’esempio del predecessore Bonifacio VIII che, per primo, aveva fatto porre il proprio nome su i nuovi paparini da lui fatti battere nel Contado Venesino.

Non sono note Ordinazioni di questa zecca, anteriori al 1300; se ne hanno in seguito di Giovanni XXII, degli amii 132120 e 133421; di [p. 228 modifica]detto XII, del 133722, spedite da Avignone, e di Urbano VI, del 138923, da Roma.

Le chiavi verticali, parallele ed in senso opposto, che veggonsi su questa moneta, sono l’emblema, il vessillo del Patrimonio di S. Pietro; le chiavi così disposte furono scolpite sopra tutte le monete papali ivi battute nel XIII e in parte del XIV secolo; né mai sulla moneta portante quest’emblema trovasi l’altro delle Chiavi incrocicchiate. Le monete, con le Chiavi del Patrimonio, hanno l’epigrafe BEATI, SANCII ovvero DIVI PETRI PATRIMONIVM, che, sulle monete di Benedetto XI e Benedetto XII, leggesi attorno alle chiavi; sopra quelle di Giovanni XXII, sul lato opposto, ove è rappresentata la croce, e sopra quelle mancanti del nome del Papa è divisa metà per lato, principiando ove trovansi rappresentate le chiavi.

Per ultimo, le chiavi disposte nella medesima guisa, come sulle monete del Patrimonio di S. Pietro, furono egualmente impresse sopra alcune piccole monete, che batteronsi in Avignone nella prima metà del XV secolo; della qual cosa ignorasi la ragione.

Le chiavi sopra queste monete stanno sul lato, ove è scritto il nome del Papa, e sull’opposto nell’area è scolpita una croce accantonata o da un simbolo araldico, come sulla moneta dell’antipapa Benedetto XIII, o più comunemente da due chiavette incrocicchiate, come ben vedesi su quella di Giovanni XXIII e sopra l’altra, della quale ora ragionasi, portante il nome di Nicolò IV: intorno alla croce poi tutte portano le parole : Cross-Pattee-Heraldry.svg : SANCTVS PETRVS, [p. 229 modifica]e la crocetta in alto trovasi fra quattro punti, ovvero cerchietti.

Da questo esame sull'epigrafi e sugli emblemi delle monete Venesine, Avignonesi e del Patrimonio di S. Pietro, più palese appare l’errore esistente sulla moneta, creduta da Domenico Promis spettare a Nicolò IV, papa dal 1288 al 1291.

1.° Per appartenere a questo Papa ed alla zecca Venesina, questa moneta avrebbe dovuto portare il nome della provincia COMITATVS VENASINVS.

2.° Essa non dovrebbe avere SANCTVS PETRVS, che non fu usato, sulle monete Venesine d’argento e billione, prima di Clemente VI, eletto papa nel 1342.

3.° Non dovrebbe egualmente avere le chiavi incrocicchiate, non trovandosi così rappresentate in quell’epoca; anzi, a questo riguardo, per un identico errore di numero che appare sopra una moneta di Martino V, pubblicata dall’Argelati e da esso presentata come moneta di Martino IV (papa dal 1281 al 1285), perchè vi si leggeva QVARTVS in luogo di QVINTVS, il Cinagli escludendola, giustamente dice24 che più d’ogni altro riflesso è osservabile avere questa moneta le chiavi decussate, le quali non trovansi mai usate prima di Clemente V (1305).

4.° Infine, perchè questa moneta porta le chiavi verticali e parallele, che mai ebbero le Venesine; ma solamente alcune monete Avignonesi, non prima dell’antipapa Benedetto XIII (1394).

Ed ora ci sia permesso il paragone fra la moneta dai Promis assegnata a Nicolò IV e l’altra ricusata a Bonifacio VIII, sulla quale ultima diremo [p. 230 modifica]che, se anche in nessun conto si volessero tenere e i documenti pubblicati dal Garampi e la perfetta somiglianza di tipo, coll’Obolo di denaro battuto da Clemente V25, la sua singolare epigrafe era per sé medesima bastevole a provare l’errore nel quale essi incorrevano. Ed infatti, a quale altro Papa, se non a Bonifacio VIII residente in Roma e rappresentato nel Contado Venesino dal Rettore da esso eletto, poteva quell’epigrafe spettare? Moneta DOMINi BOnifacii PAPECOmITATus VENAISSINi. Ciò nonostante, essi sostennero che questa moneta non gli apparteneva per la ragione che il Venesino non fu eretto in contado che dal suo successore (Clemente V) con Breve del 1309 26 citando l’opera del Castrucci, ove questo troverebbesi riprodotto.

Orbene, il Breve dai Promis citato nulla contiene che affermi la loro asserzione, ma ne risulta soltanto la nomina di Raimondo di Guilliermo signore di Rudos a Rettore27.

In quanto poi all’epoca in cui il Venesino abbia principiato a godere il titolo di Contado, il citato Castrucci così si esprime28:

“Alcuni sentono, che il paese del Venesino, fino al tempo di Clemente V, non godesse del titolo di Contea, come non con leggieri fondamenti si è riferito nel primo libro. Questo Pontefice si crede, lo illustrasse con la [p. Tav. V modifica]
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[p. 232 modifica] [p. 231 modifica]prerogativa del titolo, ed onor Contale; bastevolmente indicandolo le monete d’argento, che egli fè battere, ed oggi ancor si conservano, nelle quali si fè scolpire col titolo di Conte del Venesino, Comes Venesini» . E quanto ci riferisce il Castrucci, abbenchè non interamente conforme al vero, perchè non è sulle monete di Clemente V che appare scritto il titolo comes, ma bensì su quelle del suo successore Giovanni XXII, altro non è che semplice congettura.

Il Card. Garampi, che più estese e certe notizie potè attingere da’ Protocolli originali dei possessi presi del Contado Venesino, che conservansi nell’Archivio segreto Vaticano, non solamente ci dice che, sotto Bonifacio VIII quella terra aveva già il titolo di Contea, ma avevalo eziandio nel 1274, quando, a richiesta di Gregorio X, Filippo l’Ardito re di Francia ne rimise in assoluto e pieno possesso la S. Sede e lo narra con le seguenti parole29: “Rinaldo da Roveredo Siniscalco Regio di Beaucaire e di Nîmes a di 27 gennaio a nome del Re fece la solenne consegna del contado a’ Nunzi e Commissari del Papa nel Castello del Ponte della Sorga”.





Note

  1. Vedasi la Tav. V, N. 1.
  2. Domenico Promis, Monete di zecche italiane inedite o corrette, Torino, 1867, pag. 28-30.
  3. Torino, 1869.
  4. Quest’opera è citata da Vermiglioli Gio. Battista (Della Zecca e delle Monete perugine. Perugia, 1816. App. pag. 73, nota 20), e da Angelo Cinagli (Le Monete de Papi. Fermo, 1848. Pag. 42, nota 7; pag. 43, nota 2; pag. 71, nota 8 e 4, e pag. 79, nota 2).
  5. Garampi, Op. cit. App. di Docum. pag. 7. Ordinazione del Rettore del Contado Venesino sul corso della Moneta paparinan 1.

    In Dei nomine amen. Anno Domini Incarnationis MCCCII. Indictione XV die Veneris, vigesimo primo septembris, pontificatus domini Bonifacii Pape VIII anno octavo.”

    Nos Guido de Monte Alcino (*)n 2 Senescallus comitatvs venaisini pro magnifico et potenti milite domino Rogerio de Spinis (**)n 3 de Florentia Rectore Comitatus ejusdem pro domino Papa et Sancta Romana Ecclesia auctoritate et balia nobis commissis, et omni modo et jure quibus melius possumus, intendentes utilitati gentium Comitatus ac reipublice, ut queque deceptiones, cavillationes, et questiones, que consueverunt in eodem Comitatu in pecuniarum solutionibus sepe sepius exhoriri, cessent, et ad omnem errorem hujusmodi evitandum, statuimus, sancimus, ac volumus et mandamus, et pro decreto et statuto haberi volumus et in eodem Comitatu inviolabiliter obserrari, quod in comitatu venaisino currat et cursum habeat solummodo et tantum moneta bonorum paparinorum (***)n 4, in ea valentia et bonitate monete que fuit ordinata, composita et statuta per dominum mathiam de theate (****)n 5 olim rectorem comitatus eiusdem; mandantes tenore presentium quod solutiones fiant et fieri debeant in dicto Comitatu ad dictam monetam, et dicta moneta cursum habeat et non alia; de quibus petiit et mandavit fieri publica Instrumenta.

    Acta Sunt hæc Paternis in fortilitio Paternarum, presentibus testibus Benastro Milgli, et Bono Artinisii et Feo Cappictei ad hec rogatis.

    Ego Barone de Singna Florentin. diocesis filius Aliotti, judex ordinarius, et notarius publicus dicti domini Seneacalli, et Curie Venaisin, notarius etc.

  6. Di questa località, capoluogo allora del Contado Venesino, il Garampi, (Op. cit, App. di Docum., pag. 11, nota 9), dice: «Già nella zecca Pontificia del Ponte della Sorga battovasi almeno fin dall’anno 1301, (come sopra si è osservato pag. 8), la moneta d’argento, e le altre inferiori; e questa continuossi a battere anche sotto il Papa Benedetto XI, Clemente V e Giovanni XXII». Inoltre vedansi i Documenti della suddetta Appendice, pag. 9, n. IV; pag. 12, n. V; pag. 16, n. VI; pag. 20, n. VII; pag. 22, u. VIII; pag. 23, n. IX ed a pag. 10, nota n. 4 «pontis sorgie. In questo luogo, ch’era come il capo di tutto il Contado Venessino fecero ordinariamente la loro residenza i sommi Pontefici, e vi fabbricarono un gran palazzo, innanzi che divenissero nell’anno 1348 padroni di Avignone. Allorché nell’anno 1274 Filippo l’Ardito re di Francia, che indebitamente occupava il Contado, ammonitone dal P. Gregorio X, ne rimise in pieno e assoluto possesso la S. Sede, Rinaldo da Roveredo, siniscalco regio di Beaucaire e di Nîmes, a di 27 gennaio a nome del Re fece la solenne consegna del Contado ai Nunzii o Commissarii del Papa nel castello suddetto: Terram Veneissini predictam, et ipsum castrum pontis sorge, et per castrum idem terram prefatam Veneissini totam restituita ac dimisit liberam et quietam eum castris, etc, ac possessionem ipsorum omnium tradidit et assignavit, etc, relaxans omnia juramenta fidelitatis, et absolvens singulos ipsius terre ab homagiis, siqua dicto Regi aut aliis quibuscumque ipsius Regis nomine prestitiuent, come più ampiamente apparisce dal protocollo originale dei possessi presisi allora del detto Contado, e dei giuramenti di fedeltà, che prestaronsi alla S. Sede, che conservasi in Archivio segreto Vaticano»
  7. Vedasi Tav. V, N. 6.
  8. Vedasi Tav. V, N. 4.
  9. Vedasi Tav. V, N. 5.
  10. Un altro esempio della parola cartvs, così scritta, si riscontra sopra un Grosso di Eugenio IV battuto in Avignone, che conservavasi già nella Collazione Remedi di Sarzana, indicandoci questa identità di voce la stessa zecca o forse Io stesso zecchiero; vedasi Catalogo della Collezione Remedi di Sarzana pubblicato dall’impresa di Vendite di Giulio Sambon. Milano, 1884, pag. 218, n. 2259.
  11. Vedasi la Tav. V, N. 6.
  12. Cinagli, Le Monete de’ Papi: Bonifacio VIII, pag. 27, n. 1, coitat venasin. — Clemente V, pag. 28, n. 1, comit. venasini; n. 2, com. venaisini ini (medesima moneta della Collezione Ruspoli. Catalogo della vendita. Roma, Tip. Befani, 1886. Tav. 1, n. 43, coit. venasini). — Giovanni XXII, pag. 29, n. 4, comes venasini. — Clemente VI, pag. 30, n. 1 e 2, comes venesi, e n. 6, comes venasini.
  13. Domenico Promis errò nel riportare che «nel 1340 Avignone fu comprata da Benedetto XIII (sic)» citando l’opera del Fantoni-Castrucci, Istoria della città di Avignone e del Contado Venesino, pag. 220 (Memoria sopra cit., pag. 30). Come parimenti errò Vincenzo Promis dicendo che «Avignone fa data nel 1340 a Benedetto XII». (Tavole Sinottiche sopra citate, pag. 19). Il Castrucci a pag. 206 narra invece che «Giovanna, regina di Napoli e contessa di Provenza, ritrovandosi in Avignone, con l’assenso di Lodovico di Taranto suo marito ivi presente, vendè questa città a Clemente (VI) ed alla S. Sede per prezzo di ottantamila fiorini d’oro realmente sborsati. Segai la vendita a nove Giugno del 1348, e la conferma della medesima a 21 dell’istesso mese». Notiamo parimenti come Domenico Promis (Memoria cit. pag. 30) narri che il «Venesino venne da Filippo il Bello re di Francia ceduto nel 1274 a papa Gregorio X», dicasi invece «Filippo (III) l’Ardito», nato il 1° maggio 1245, Re nel 1270, morto il 5 ottobre 1285. Genealogie Historique de la Maison royale de France, Paris, 1738. Tom. III, T. XXXIV, p. 178.
  14. Cinagli, Op., cit., pag. 29, n. 1 e 2.
  15. Vedasi la riproduzione alla Tav. V, N. 8. — Questo fiorino venne già da me descritto in una Tavola Sinottica delle monete papali del decimoquarto secolo (Bullettino di Numismatica e Sfragistica per la Storia d’Italia, Vol. II, n. 1 e 2 riuniti. Camerino, 1834, pag. 9 e 22). Altri esemplari di questo rarissimo fiorino d’oro vennero in seguito discoperti. Uno eguale fu venduto qui in Roma all’Eminentissimo Card. Bandi, ed un altro esemplare, ma di differente conio, perchè su di esso leggesi venesi in luogo di vensi, fu acquistato dal Sig. Demole, Conservatore del Gabinetto Numismatico di Ginevra, e pubblicato dal Sig. Laugier, nell’Annuaire de la Société française de Numismatique et d’Archéologie. Mai-Juin 1888, pag. 287-88-39. Il Sig. Laugier, nella sua illustrazione, senza tener conto dell’epoca in cui venne introdotto, sulle monete venosino, il nome di San Pietro, assegna il fiorino d’oro col nome sant. petrh e con la mitra semplice, a Giovanni XXII; l’altro col medesimo nome e la tiara ornata di tre corone (del quale non mi riuscì finora di vedere l’esemplare effettivo), a Benedetto XII ed infine, quello colla leggenda comes venesi, a Clemente VL
  16. Garampi, Op. cit., App. di Docum., pag. 9, 12, 16, 20 e 39.
  17. Orsini, Storia delle monete della Repubblica Fiorentina. Pagina xxxviii.
  18. Giovanni Villani nelle sue Istorie Fiorentine. Lib. IX, cap. CLXIX così scrive: «Nel detto tempo e anno (1822) papa Giovanni fece fare in Avignone una nuova moneta d’oro fatta del peso e lega e conio del fiorino d’oro di Firenze senza altra intrasegna, se non che dal lato del giglio diceano le lettere il nome di papa Giovanni». Al Cap. CCLXXVIIII del medesimo libro, ripetendo la medesima cosa, dice invece: «Nel detto anno (1324) e mese di dicembre papa Giovanni fece fare il fiorino a lega e conio di quelli di Firenze, e non vi avea altra differenza, so non che dal lato dell’impronta di Santo Giovanni diceano le lettere papa Giovanni e per intrasegna di costa a Santo Giovanni una mitra papale o dal lato del giglio diceano le lettere Sanctvs Petrvs Sanctvs Pavlvs.» Il Vettori, (Il Fiorino d’oro antico illustrato, pag. 26) osserva, che descrivendo il Villani queste monete, e dicendo, che il Papa foce incidere il suo nome intorno al giglio, egli è facile, come ognuno può persuadersi, che abbia preso qualche equivoco, tanto più che nel secondo luogo scrive tutto all’opposto, dicendo che il Papa fece incidere il suo nome intorno all’imagine del S. Giovanni, e dalla parte del giglio i nomi dei santi Pietro e Paolo. Che equivoco esista nella notizia del Villani è evidente perchè in tutte le riproduzioni dei fiorini d’oro, dal lato ove è l’imagine di S. Giovanni, la leggenda è sempre s . johannes . b .; ad onta di questo non è improbabile che nelle due descrizioni il Villani voglia intendere di due diversi fiorini battuti in due differenti e più distanti epoche, come i documenti di zecca ce ne danno indiscutibile prova, ed allora su quel fiorino «che dai lato del giglio diceano le lettere il nome di papa Giovanni» avrebbero detto invece il titolo di papa Giovanni, comes venasini, e per l’altro, abbenchè inesattamente da lui descritto, purnondimeno tanto vi ha da potervi riconoscere il tipo e le leggende di quelli fino ad ora noti.
  19. Garampi, Op. cit., App. di Docam., p. 8, nota 4.
  20. Theiner, Cod. diplom. Vat. Tom. I, pag. 504, dclxix.
  21. Idem, Tom. I, pa. 606, dcclxxvii.
  22. Idem, Tom. I, pag. 20, xxxix.
  23. Idem, Tom. II, pag. 617, dcl.
  24. Cinagli, Op. cit, pag. 27, nota n. 1.
  25. Vedasi la Tav. V, N. 2.
  26. Domenico Promis, Memor., cit., pag. 30. Leggasi il testo e la nota.
  27. Fantoni-Castrvcci, Op. cit, pag. 161, § 22. Il Breve è diretto: «Dilecto filio Nobili viro Raymundo Guillermi Domino de Rudos in temporalibua Comitatus Venayssini Rectori salutem, et Apostolicam benedictionem etc. ».
  28. Idem, pag. 161, § 21,
  29. Garampi, Op. cit., App. di Docum. pag. 10, nota n. 4.
  1. Pag. 61 del Protocollo degli Atti della curia del Contado Venesino, rogati da Barone Alleotti notajo della medesima negli anni 1302 e 1303, in Arch. Vaticano.
  2. DE MONTE ALCINO. Ruggieri de’ Spini deputò discretum et prudentem virum dn. Guidonem quondam Bandini de Monte Alcino utriusque juris peritum in Senescallum et Vicarium in officio Restoris Comitatu», con suo Mandato di Procura rogato in Firenze a dì 30 aprile 1302 (loc. cit p. 3.)
  3. DE SPINIS. Questi fu deputato Rettore del Venesino da Bonifacio VIII a dì 18 marzo 1808 a suo beneplacito, come si era usato di costituire gli altri Rettori precedenti. La bolla è diretta dil. fil. nobili viro Rogerio de Spinio de Florentia Militi (loc. cit pag. 2). Il possesso poi del Rettorato fu preso ai 29 di maggio, e ciascuno dei feudatari e luoghi, mediatamente o immediatamente soggetti al Contado, prestò in seguito il solito omaggio e giuramento di fedeltà alla Santa Sede.
  4. PAPARINORVM. Cosa sieno cotesti Paparini, niuno è che lo sappia, scrive il co. Carli (T. 1 p. 891), il quale inclinerebbe a trarne la denominazione dall’antica famiglia de’ Paperoni. Noi però, riserbando di trattare in altro luogo e tempo del giusto ralore e ragguaglio della moneta Paparina, ci contenteremo di qui accennare, essersi primieramente così denominata la moneta, che poco dopo la metà del XIII secolo i Romani Pontefici fecero battere in Viterbo e nel Patrimonio di S. Pietro, e che fu diversa affatto in valore dalla Provisina o Romana; e così essersi anche chiamata Paparina quella, che fecero battere per uso dei loro proprii sudditi nel Contado Venesino. Sicché la voce Paparina viene ad eesere sinonima di Papalina o Papolena, come altrove si enuncia.

    Il Fiorino d’oro valse a moneta Paparina nel Patrimonio circa l’anno 1270 soldi 23; nel 1291 e 1297 soldi 30 in circa; nel 1308 soldi 40, e nel 1317 soldi 47.

    Quanto poi ai Paparini del Venesino, nelle rimesse del danaro che di là facevansi alla Camera Apostolica, osservo che nell’anno 1301 fu computato il Fiorino d’oro a soldi 23 1/2 Paparinorum novorum qui NUNC cuduntur in comitatu Venaissino, licot eum mercatoribus Clarentinis, qui in illis partibus dictam pecuniam receperunt adhuc de dicto cambio simul in lite, eis potentibus Florenum pro XXVI solidis computari (lib. Division. Sac. Colleg. pag. 80); ma nell’anno seguente fu ragguagliato il medesimo Fiorino a soldi 25 1/2, CORONATORUM seu Paparinorum novorum, sicut de dicto valore dominus Mathias Rector scripsit (loc. cit, pag. 32).

  5. DE THEATE. Egli fu deputato Rettore del Venesino da Bonifacio VIII a dì 5 giugno dell’anno 1300 (Reg. Bonif. VIII. an. VI ep. 183). Il medesimo nel nostro protocollo viene poi detto Magister Mathia da Theate Clericus Camore domini Pape, ed era anche Canonico Morinense.