Occhi e nasi/Gli ultimi fiorentini/Come studiavano i fiorentini

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Come studiavano i fiorentini

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Come studiavano i fiorentini
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Come studiavano i fiorentini.


Dalle vecchie statistiche delle scuole fiorentine si rileva un fatto singolare; voglio dire il fatto, che in quei tempi, a Firenze si studiava meno cose d’oggi e s’imparava di più.

Questo controsenso quasi scandaloso ha dato nell’occhio a tutti i nostri Ministri dell’Istruzione pubblica: ma nessuno di loro, per ora, ha osato spiegarlo. Si vede proprio che nel mondo c’è un pudore anche per i Ministri.

La corporazione degli studenti si divideva in varj gruppi, fra i quali, gli alunni degli Scolopi, gli studenti dell’accademia di Belle Arti o Bellartini, e gli Spedalini, ossia i praticanti della Scuola di Medicina e Chirurgia: per altro il gruppo più numeroso di tutti, anche allora, era quello degli studenti che non studiavano. [p. 191 modifica]

Un segno particolare: gli scolari d’una volta portavano il berrettino da ragazzo fino a diciassette o diciott’anni compìti. Quanta differenza fra allora ed oggi! Oggi, per un fenomeno patologico, si vede il cappello da uomo che spunta nei ragazzi prestissimo, anche prima della testa!

Del resto, gli alunni degli Scolopi o delle scuole Pie si dividevano, a loro volta, in due classi: quelli che avevano ingegno e studiavano bene, finita la Rettorica e la Filosofia, andavano all’Università, o si davano a qualche professione indipendente e geniale: gli altri poi, che si erano mostrati sbuccioni o un po’ bazzotti di cervello, purchè avessero i certificati comprovanti questa loro doppia incapacità, acquistavano il diritto a diventare impiegati dello Stato.

Quanto ai Bellartini, o studenti dell’Accademia, erano una nidiata di poveri illusi, che pigliavano per moneta contante la vecchia superstizione, che Firenze fosse la cuccagna delle arti belle.

Invece le arti belle, a Firenze, ci campavano appena a dozzina: e se un mese s’ingegnavano di pagare il padrone di casa, il mese dopo, bisognava che lasciassero indietro il trattore e la stiratora. E la storia non si stinge!

I Bellartini e gli alunni degli Scolopi ci sono anch’oggi, come una volta: ma il vero Spedalino non esiste più: è un tipo sparito.

Il vero Spedalino (per il solito un originale un po’ manesco, un po’ prepotente, un po’ accademico nel modo di vestire e di camminare) faceva i suoi primi diciotto anni di pratiche, [p. 192 modifica]girellando in su e in giù per la piazza dello Spedale, o fumando seduto sugli scalini di San Matteo, il diciannovesimo anno lo passava tutto a incidere colla punta del coltello il proprio nome e cognome nelle colonne del loggiato di Santa Maria Nuova: finalmente il ventesim’anno si risolveva, qualche volta, a chiedere la matricola di Medicina o di Chirurgia: e allora guai a chi gli capitava sotto le mani: chi ne toccava, eran sue!

Morale della favola: i fiorentini studiavano a modo loro e quando si sentivano in vena di studiare; ma non potevano mai figurarsi che il governo avesse il diritto di farli studiare per forza. Prova ne sia, che appena intesero baluginare che il Ministro Coppino meditava una legge sull’Istruzione obbligatoria, si adunarono subito per urgenza, e in cinque minuti di buon umore scrissero la seguente lettera, che si conserva ancora nell’archivio segreto della Società degli ultimi Fiorentini.