Occhi e nasi/Gli ultimi fiorentini/Storia di Firenze dalla creazione del mondo fino a oggi

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Storia di Firenze dalla creazione del mondo fino a oggi

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Storia di Firenze dalla creazione del mondo fino a oggi
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Storia di Firenze
dalla creazione del mondo fino a oggi.


In principio Iddio creò l’Italia politica, e dopo averla creata, si avvide di non aver fatto nulla di buono e disse: pazienza! [p. 232 modifica]

E l’Italia politica generò Roma e i Romani, i quali, essendo bellissima e muscolosa gente furono rapiti dalle Sabine. E i Romani e le Sabine generarono la Repubblica, la quale, per mantenersi fedele a’ suoi principj, generò l’Impero.

E l’Impero, disfacendosi, generò il Papato e i Preti di Roma; i quali generarono Vincenzo Gioberti: e Gioberti generò Pio Nono, e Nono generò la Guardia civica e tutti gli altri malanni d’Italia.

E i malanni d’italia generarono il conte di Cavour, il quale, a Plombières, generò l’Italia nuova: e l’Italia nuova generò il bisogno di portare la Capitale a Roma, facendo una tappa a Firenze.

E così Firenze che nel 1859 era rimasta vedova, e novella Artemisia, aveva bevuto perfino le ceneri del defunto marito, passò in seconde nozze con un vagabondo che girava per l’Italia sotto il trasparente incognito di «governo italiano».

Firenze veniva di buona casata e aveva nel suo stemma gentilizio un giglio (da non scambiarsi col giglio della convalle e tanto meno col giglio della purità): il qual giglio, al tempo della Repubblica, era sostenuto ritto dalle zampe di piccolo Marzocco, animale pacifico, seduto sulle gambe di dietro, qualche cosa di mezzo fra il Leone d’Affrica impagliato e il barbagianni di nido.

Il secondo marito, che Firenze s’era rassegnata a prendere per marito provvisorio (come fanno tante) pareva nel fondo un brav’uomo: ma gli [p. 233 modifica]amici che egli aveva portato seco, che uggiosi, che irrequieti, che brontoloni! Arrivati in casa della sposa, non trovarono nulla di fatto bene!

La casa era troppo stretta, le scale troppo alte, le finestre troppo larghe, la facciata troppo nera, l’arrosto troppo cotto, lo stufatino troppo crudo, il vino troppo caro, il dialetto troppo fiorentino: insomma, un piagnisteo continuo dalla mattina alla sera.

Allora il nuovo marito disse alla moglie:

— Sii bonina e fa’ di tutto per contentarmeli, questi poveri malati di fegato!

— Contentiamoli pure; ma dopo, chi paga le spese?

— Se non c’è altri, pagherò io. —

Detto fatto, Firenze chiamò subito uno sciame di manifattori e pose mano a un’infinità di lavori.

Quand’ecco che una bella mattina, il marito, svegliandosi, disse di punto in bianco alla moglie:

— Sai la notizia? domani vado a metter casa a Roma.

— A Roma? vien via, grullo, — rispose la moglie, — o che estro è codesto?

Oportet! — rispose il marito (quel briccone, quando voleva imbrogliare la moglie, parlava sempre in latino).

— E i debiti che ho fatto?

— Quant’hai speso? —

La moglie, invece di fare un conto per bene, buttò là una cifra a caso, che il marito pagò subito e con buonissima maniera; e poi se ne andò. [p. 234 modifica]

Da quel giorno cominciarono per Firenze le grandi tribolazioni! I suoi creditori scappavano fuori da tutti i buchi: e come fare a pagarli?

Allora scrisse al suo divorziato marito, a Roma, dicendogli:

— Ti avverto che quando feci il conto delle spese, sbagliai.

— Peggio per te, — rispose lui; — non dovevi sbagliare. Quanto ti manca per saldare i tuoi creditori?

— Circa 170 milioni....

— Ebbene: eccoti quarantacinque milioni e non se ne parli più.

— E il mio credito per le spese dell’occupazione austriaca dopo il 49?

— Ma che occupazione austriaca vai sognando? — rispose il marito di Roma. — Ho fatto fare qui delle minutissime ricerche storiche, dalle quali apparisce chiaro come la luce del sole che fra il 1848 e il 49, scorazzavano è vero per l’Italia alcuni coristi vestiti da militari, che si facevano chiamare austriaci; ma questi coristi non calarono mai in Toscana e tanto meno a Firenze. Una volta, una sola volta arrivarono fino alla Porretta; fecero un bagno zolfato e tornarono indietro. —

Confusa da tanta erudizione storica, Firenze si strinse nelle spalle, e disse fra sè e sè:

— Ora si capisce perchè questo credito non me lo vogliono più rimborsare: caso diverso, non si capirebbe nulla, o forse si capirebbe troppo! —