Odi e inni/Odi/Il negro di Saint-Pierre

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IL NEGRO DI SAINT-PIERRE


i.


Io stavo qui nella mia tomba, vivo.
Era gran tempo che ogni giorno, ogni ora,
3tra me e me la mia morte morivo.


Oh! il negro avrebbe uccisa anche l’aurora!
perchè sapea che l’uomo rosso appunto
6al rosseggiar del cielo esce, e lavora.


Tutte le notti sopra lo strapunto...
oh! freddo come il ferro, come il mio
9coltello nudo, un uomo nudo e smunto


sentivo accanto a me: l’altro; quel ch’io
avea freddato. E io sbalzavo anelo
12dal sonno, ed ecco che quell’altro ero io!

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M’aveva, sì, tutto attaccato il gelo
della sua morte. Ed ero vivo, e fissi
15tenevo gli occhi al rosseggiar del cielo;


se un fiato, un passo, un moto, un crollo udissi
su la mia testa, uno stridio leggiero
18di chiavi, uguale ad un fragor d’abissi...


Oh! tutti i giorni! E tutti i giorni invero
sentivo qualche scossa, qualche rombo,
21e tremar volte, e brandir porte... E il nero


della mia pelle si facea di piombo.


ii.


Un mattino, io credei morto il domani!
Io non sapevo, avvinto alla catena,
25che sfregar lento, su e giù, le mani;


dove parea fosforeggiar la vena
od una macchia. Dalle quattro oscure
28pareti io vidi la gran piazza, piena.

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Col viso giallo al sole eran figure
nere attorno ad un palco: erano attente
31a un uomo assòrto nel provar la scure.


Tra il ceppo e il filo, sì sottil, no, niente
c’era per anche. E già quel colpo ghiaccio
34succhiava il sangue a tutta quella gente.


Ecco... risonar passi, un catenaccio
stridere, aprire un poco l’uscio, a un poco
37di luce entrar la lunga ombra d’un braccio...


quando uno scroscio, un lampo udii di fuoco,
un crollare, un girar tutto in un’onda,
40gli urli di tutti in un sol urlo, fioco


come d’un solo... E, come fosse fionda,
la mia catena mi rotò con sè,
43e scagliò. Nella oscurità profonda


intesi: — Negro, lascia fare a me!

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iii.


Io sono, negro, la Montagna Calva,
io sono il caso, io sono il dio più forte,
47che gli altri uccide, ma che te, ti salva.


L’ebbero, negro, l’ebbero la morte!
O negro, uccisi il giustizier sul palco,
50uccisi il carcerier dietro le porte.


Il cuor t’alia nel petto come un falco
inchiodato. Sta su! Guarda, se vuoi:
53le genti armate col mio piede io calco.


La tua sentenza... la bruciai co’ tuoi
giudici. Il tuo delitto, io lo soppressi.
56Non lo sappiamo ch’io e tu: tra noi.


Non temer più. Perchè più non temessi
de’ tuoi nemici, negro, uccisi tutti:
59se avevi amici, negro, uccisi anch’essi.


Coi sassi intorno li inseguii: con flutti
di fango, fiati di veleno, fiumi
62di fuoco: altri sepolti, altri distrutti.

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Non c’è più sangue, se non arso, in grumi.
Di tanti cuori batte ancor sol uno.
65Non c’è, di bocche, che la tua, che fumi.


E la mia. Negro, non c’è più nessuno —


iv.


Parlò con nella gran voce i tripudi
del fuoco interno. E tacque. Io gli occhi affissi,
69su, nella taciturna solitudine:


all’alta notte appesi il cuor, se udissi
più voce d’uomo, urlo di fiera, volo
72di mosca. Tutto, se tacean gli abissi,


taceva. E il monte riprendea: — Figliuolo,
è morto il mondo, l’uomo, il topo, il ragno,
75il tempo, tutto. Siamo in due. Sei solo.


Non c’è più palco, più città, più bagno;
la scure io fusi, io fransi le catene —
78Io risposi: — Oh! se avessi uno a compagno! —

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E il monte: — Non hai me? — Quel dalle vene
vuote, il mio uomo, accetterei pur quello —
81E il monte: — Quello, non fui io, sai bene! —


— Oh! basterebbe al negro ora sol quello —
— Ma... stava in te! Se aprivi un po’ le dita... —
84— Oh! che il negro non vuole altri che quello! —


— Io do la morte, non ridò la vita —
— E dà la morte ancora a me! — Ben sai
87che pur fo questo, se non mi s’invita;


ma non, per questo, egli vivrà più mai! —


v.


Io, sì, vivevo; ma sol io, confuso
del mio strisciare, io solo, ancora; io ero
91l’unico verme d’un sepolcro chiuso.


E il sonno della morte era leggiero
agli altri, più che a me la vita. O peso
94di due morti, non una, entro il pensiero!

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Quello a cui prima il sangue avevo io preso,
era il più queto. Egli tra l’erba folta
97fu, prima dell’atroce ora, disteso.


Avrei voluto sussurrargli: — Ascolta:
io t’ho rubato qualche giorno appena! —
100Ma sì! per fin la tomba era sepolta!


E la Montagna Calva, con la lena
continua del suo polso indifferente,
103sperdeva in aria un alito di rena;


pioveva giù le sue ceneri lente:
male che segue lento la sua sorte,
106quand’anche il cuore donde uscì, si pente:


pioveva giù le sue ceneri morte:
male che avanza al triste odio che fu:
109male che mena strazio oltre la morte,


quando quel cuore non palpita più.

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vi.


Diceva: — Avete tra la notte e il vento
un lumicino d’anima che brilla
113per gli altri e voi, ma ch’ad un soffio è spento.

Avete, dentro, qualche calda stilla
di sangue, che, per nulla, ecco, agghiacciato
116vi serra il cuore e ferma la pupilla.

E prevenite il turbine del fato!?
La vita che spengesti, si freddava,
119tu lo vedi, da sè, senza il tuo fiato...

O negro, soffia sopra la mia lava! —