Opera:Vita di Michelagnolo Buonarroti

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La Vita di Michelagnolo Buonarroti di Ascanio Condivi, dedicata a papa Giulio III, è opera biografica di indubbio interesse e scarsa fortuna. Della prima edizione esistono due diverse redazioni, recanti la stessa data sul frontespizio, ma pubblicate a breve distanza l'una dall'altra: la seconda contiene alcune pagine in più che si presentano come una variazione del fascicolo L costituito da 6 carte anziché 4. Data alle stampe nel 1553, a soli tre anni dalla pubblicazione delle Vite di Giorgio Vasari, ricevette nei secoli seguenti scarsissima attenzione. Oscurata dalla biografia scritta dall'aretino ebbe una seconda edizione nel XVIII secolo, mentre la terza è solo una ristampa della precedente.

L'opera del Condivi è un testo apologetico, nega l'indebitamento di Michelangelo verso altri artisti, rivendica una sua presunta discendenza dai conti di Canossa, introduce mitologie e leggende sulla sua figura; fu tuttavia un resoconto autorizzato dal grande artista, scaturito da comunicazioni personali se non, almeno in parte, da diretta dettatura. Per queste ragioni l'opera del Condivi: «ancora oggi costituisce una fonte preziosa per gli studi michelangioleschi per l'attenzione puntigliosa, religiosa, agli aspetti più quotidiani e familiari della vita dell'artista.» (G. Patrizi, Condivi, Ascanio, in Dizionario biografico degli italiani). Di grande interesse la notizia di un trattato sui moti e sull'anatomia umana progettato e mai realizzato da Michelangelo, e quella, connessa a questa, di una sua critica alla "Dottrina della proporzione" di Albrecht Dürer.

È il Condivi stesso a indicare nel rapporto personale intrattenuto con Michelangelo la peculiarità e la validità del proprio lavoro, ed è la vita di Michelangelo scritta dal Vasari quella di cui intende, come afferma nella prefazione, correggere le inesattezze dovute, secondo il suo parere, ad una lontananza che è sinonimo di scarsa conoscenza: «al non averlo (come credo) cosi praticato, come ho fatto io». L'aretino in seguito, nell'utilizzare la biografia condiviana per la seconda edizione delle sue Vite, eviterà accuratamente di indicarla come fonte.

Proponendosi come semplice portavoce e testimone dell'opera di Michelangelo, con un'operazione inversa a quella effettuata da Francisco de Hollanda, il Condivi raccoglie materiali e appunti progettando pubblicazioni cui non diede compimento, ma che segnano, affacciandosi nell'unica sua opera data alle stampe, la distanza tra la diretta partecipazione del marchigiano e l'esigenza di una diversa consapevolezza storica cui fu il Vasari, nell'ambito della storiografia artistica, a dare inizio.

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