Osservazioni, progetti, e consigli risguardanti l'agricoltura nel Trentino ora Tirolo italiano/X

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Della segagione de' prati

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IX XI
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DELLA SEGAGIONE


DE’ PRATI



Il nostro paese conta poche praterie, e queste medesime, per difetto d’acquedotti, e d’ingrassamento, danno poco fieno. Quanti e quanto gravi scapiti apporti l’avere poco fieno, è notato di sopra. Il peggio poi è che la gente in più luoghi non approfitta nemmeno come si conviene de’ pochi prati che abbiamo.

È destinato per tagliare il fieno un tempo fisso, e stolto riputerebbesi colui che volesse anticipare di soli pochi dì la segagione. Per ciò accade, che nelle primavere in cui si ebbe a tempo opportuno la pioggia, e in cui dopo questa il caldo fu grande, poichè si aspetta il tempo consueto, si taglia il fieno troppo tardi, e se ne fa grande perdita in qualità e quantità. Il fieno è buono e abbondante se è tagliato un poco verde, quando cioè molte piante hanno i fiori appassiti, ma non del tutto secchi. Aspettando che tutte le piante, o la più parte, abbiano i fiori disseccati, ne avviene che essendo elle già prive di sugo, e perdendo, col seccarsi dopo il taglio sul prato, molte delle loro foglie, [p. 39 modifica]restano puri steli duri, che le bestie non possono mangiare, e che mangiati non danno nutrimento.

Molti comprendono benissimo che nel segare tardi si fa perdita così nella qualità come nella quantità del fieno; ma credono, essere questo un danno, cui bisogna sottostare per schivarne uno maggiore. Nel tempo in cui si dovrebbe fare la segagione si hanno nelle case, particolarmente nella valle d’Adige, e in quelle del Sarca, del Brenta, e del Nosio, i Bachi da Seta, ed è opinione quasi generale che ai Bachi nuoce assai l’esalazione o l’odore che viene dal fieno quando si trova tagliato ne’ prati alle case vicini, e quando subisce nel fenile fermentazione. Per ciò finchè non sono raccolti i Bozzoli (le Galette) è in molti luoghi vietato il segare, non da alcuna legge, ma da un’autorità tremenda, che è la persuasione nel popolo; e così prati buoni, che si potrebbono segare tre volte, non danno che un secondo fieno, perchè il primo si ha in poca quantità, e senza sugo, e il terzo non è che debol erba. Chi pensò finora al modo onde impedire sì grave danno? Chi cercò di persuadere i Contadini che il loro timore non ha fondamento? Essi vengono sempre in campo col dire: È cosa provata. Ma non sarebbe forse cosa provata allo stesso modo come provati si dicono gl’influssi della Luna? Non saria possibile [p. 40 modifica]dimostrare che le disgrazie accadute, e attribuite all’odore che sparge il fieno, furono prodotte da altre cause? Si oppongano alle congetture esperienze. Si dica, citando i luoghi e le persone, che i Bachi per più anni di seguito andarono sani sul fascinato e fecero belle e buone Galette in case, nelle cui vicinanze si tagliò e seccò il fieno, in case dove il fieno fermentò vicino ai Bachi; e si aggiungano le prove che nello stesso fieno che fermentava, i Bachi formarono il Bozzolo di ottima qualità.

Se questo non avesse a bastare, ed è a temere che no, l’importanza della cosa domanda che alcuni possidenti di un distretto si accordino tra loro di ordinare ai loro coloni di segare, e condurre ne’ fenili il fieno a tempo debito, cioè quando l’erba è matura al grado suddetto, senza riguardo alcuno ai Bachi da seta. E poichè quest’ordine metterà certo alla disperazione i timidi coloni, è uopo che i Padroni facciano loro per alcuni anni tali patti che li guarentiscano da ogni sinistra eventualità; uno de’ quali patti sarebbe che il colono allevasse i Bachi per conto del Padrone, ricevendone egli un tanto per l’opera sua.

Il Signor C. T. va persuadendo a questo modo i suoi coloni già da due anni. Il fieno si sega, e portasi nelle case ove sono i Bachi, e non n’è finora nato nessun danno ai Bachi, e il fieno si raccoglie più buono, e in maggiore quantità.