Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/408

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402 nota

critici per contentarci di quella forma: nel mondo moderno si è fatto gran lavoro di analisi, e quel quasi sintetizzare la figura, ci è sembrato infanzia dell’arte. Ed il primo, o signori, che accennò a questo novello indirizzo fu Niccolò Macchiavelli, il quale è grande appunto per aver tolto le immagini sintetiche, che rappresentavano il pensiero italiano, iniziando un movimento di civiltà, che fu poscia affogato. E fra’ moderni mentre Shakespeare, Goethe e Schiller ritraggono i fenomeni più delicati del cuore, gli scrittori in generale del secolo XVIII vi danno quelle tali forme in blocco che sfuggono all’analisi. E per dare un esempio, ricorderò la Teresa del Foscolo, il quale è lo scrittore più vicino al Manzoni, perché egli morì nel 1827, quando si pubblicavano i Promessi Sposi. Ebbene vedete la gran differenza fra la Teresa del Foscolo ed i Promessi Sposi. La Teresa è una reminiscenza della Beatrice; essa non muta mai, conserva sempre la sua prima faccia, è sempre la stessa, quantunque mutino gli avvenimenti; e fra lo avvicendarsi di essi non trova forza di cavare un suono diverso dal suo cuore. Foscolo non è penetrato dallo spirito moderno. Guardiamo al contrario Manzoni, e fin dalla prima pagina troviamo la descrizione di un ramo del lago di Como, la quale sarebbe stata troppo lunga, se posta in mezzo al racconto; mentre non l’è al principio, quando ancora non si sa che cosa l’autore ci vuol raccontare.

Ora qual è il concetto di quella descrizione? Nella descrizione italiana in generale si trova la tendenza di togliere al luogo che si descrive i suoi caratteri speciali, per cui quel luogo si distingue da un altro; pigliare in vece delle generalità, confonderle con belle apparenze della natura, e produrre un godimento estetico, così che il lettore dica: «questo è bello». Questo descrivere per generare il sentimento del bello della natura, è tendenza di poeti come l’Aleardi ed il Prati. In essi trovate per esempio un chiaro di luna, che vi produce un tale effetto malinconico nell’anima guardandola attraverso le fronde d’un boschetto, ed il rumore del ruscelletto vi aggiunge un non so che di romantico, e così via via. Ora i caratteri di questo luogo descritto sono poetici sì, ma sono caratteri comuni, e non caratteri speciali, sicché si dica: «il luogo è quello, e non altro». Manzoni non si dà pensiero degli effetti estetici; toglie le generalità de’ luoghi e toglie le impressioni che l’anima del poeta risente da essi. Egli, quando ha descritto qualcosa, è andato sul luogo, lo ha analizzato, e vi ha descritto quello.

Ci sono de’ poeti che volendo rappresentare la natura, la studiano nel repertorio; repertorio che non è ignoto a Manzoni. Egli conosce abbastanza i poeti greci, romani, tedeschi, inglesi e italiani, fra’ quali non c’è chi non abbia immagini copiose sulla natura. Ora Manzoni uccide tutto ciò che è repertorio: egli si mette in comunione diretta con la natura viva, la studia, e toglie le sue descrizioni dal vero.