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152 la giovinezza

cattivo effetto sul sentimento religioso. Pure, io tenni molto a rialzare il concetto del Petrarca, e ciò feci a spese de’ suoi imitatori. Notando che l’ispirazione del poeta era spesso letteraria, come nelle stesse tre canzoni sorelle e in molti sonetti sulla bellezza di Laura, trovai le orme d’una ispirazione sincera nella sua malinconia piena di dolcezza e di grazia; più che poeta, io lo chiamai un grande artista. I giovani si misero a scernere il buono dal cattivo, e in queste ricerche e distinzioni si affinava il nostro gusto. Feci anche una curiosa ricerca. Avvezzo a guardare il di fuori nel di dentro, volli fare una storia del suo amore, cercando la successione e la gradazione dei sentimenti, e trovando così un prima e un poi in quelle poesie. Fu una volata d’ingegno, dalla quale uscirono una storia intima del poeta e una classificazione delle poesie, secondo lo stato dell’animo e la qualità dei sentimenti. Ciò piacque molto; ma più tardi mi parve un romanzo e non ci pensai più. Venendo ai nostri tempi, toccato del Parini e del Foscolo, mi fermai sopra il Manzoni e il Leopardi. Il Berchet non era ancora giunto tra noi, e appena qualche sentore si aveva del Giusti: se ne mormorava qualche strofa a bassa voce. Giudicai gl’Inni del Manzoni cosa letteraria, eco più del talento individuale che di un vivo e profondo sentimento nazionale, stimando fittizio e superficiale quel sentimento neo-cattolico, che allora faceva tanto strepito. Anche il Cinque maggio mi parve opera letteraria, tale però, per vigore di concezione, per unità di getto, per grandezza d’immagini e per forza di stile, che in questo genere si poteva chiamare il più grande monumento della nostra lirica. Ci feci sopra una lezione che destò la più viva impressione, e gli applausi mi suonano ancora nella mente. Cari e bei giorni quelli, che non ho ritrovati più.

Leopardi era il nostro beniamino. Avevo acceso di lui tale ammirazione, che l’edizione dello Starita fu spacciata in pochi giorni. Quasi non v’era dí che, per un verso o per l’altro, non si parlasse di lui. Si recitavano i suoi Canti, tutti con uguale ammirazione; non c’era ancora un gusto così squisito da fare distinzioni; e poi, ci sarebbe parsa una irriverenza. Eravamo