Pagina:Della condizione giuridica della donna.djvu/218

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212 DELLA CONDIZIONE GIURIDICA


Vero è che sì elevato modo di intendere l'amore e le relazioni fra i due sessi non dominò solo nella letteratura italiana, la quale conta pur troppo fra i suoi migliori ingegni non pochi scrittori licenziosi, quali il Boccaccio, il Machiavello, il Bibbiena, l'Ariosto, l'Aretino e il Casti1. Ma non è da fare meraviglia che quella duplicità e opposizione di tendenze, insita nella stessa umana natura, combattuta sempre fra il senso e lo spirito, fra l'istinto e la ragione, trovi una espressione corrispondente anche nella letteratura. Del resto quel tuono licenzioso e sensuale non è mai stato predominante né fra i prosatori né fra i poeti italiani. Fra questi ultimi in ispecie, da Dante a Manzoni, i sommi e i più popolari non furono neppure scettici davanti ai grandi problemi della vita morale, ma ebbero sempre di mira il trasfondere in altrui quelle nobili aspirazioni che essi medesimi attingevano da un ideale filosofico o religioso. Ed è anche vero che in Italia, prima che in ogni altra nazione, l'amore è stato sfruttato dalla letteratura in tutta la varietà delle sue manifestazioni, dal godimento sensuale in Guido Cavalcanti2 e in Boccaccio, alla lotta interiore o psicologica in Petrarca e in Leon Battista Alberti3, alla trasformazione ideale in Dante Alighieri.

Per ciò che riguarda la sociale importanza delle donne, l'idea, italiana per eccellenza, della uguale dignità dei due sessi, ispirò sempre fin dai suoi primordi la letteratura nostra, ed anche presiedette in molta parte a intiere categorie di produzioni letterarie, come per esempio ai poemi epici ed ai ro-

  1. Sperone Speroni rammenta nel suo Dialogo sulla dignità delle donne (c. 20, V. più sotto) un tale Broccando, che fece una orazione in lode delle cortigiane, ravvisando nel costume di queste qualche somiglianza colla provvidenza divina. Probabilmente sarà stato anche questa una delle tante facezie in cui perdevano il loro tempo molti secentisti.
  2. Il Mirandolano lo contrappose al Benivieni, come primo cantore italiano dell'amore volgare (l. c., p. 80).
  3. V. L'Ecatomfila e la Deifira di Leon Battista Alberti, ristampate dal Daelli, Milano 1863, vol. VI della Biblioteca rara.