Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/464

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l’idealismo panteistico, l’idea cristiana nell’idea filosofica, il Cristo del Vangelo nel Cristo di Strauss, la teologia s’inabissava nella filosofia, il domma e il dubbio si fondeva nella Critica, e il famoso Cogito trovava il suo punto di arrivo e di fermata nella coscienza di sè come spirito del mondo morale e naturale, punto d’arrivo divenuto stagnante nel superficiale ecletismo francese.

Quando Manzoni, tutto ancora pieno di Alfieri, fu a Parigi, ebbe le sue prime impressioni da quei circoli letterarii che facevano opposizione all’impero, e dove abitava lo spirito di Chateaubriand e Madama di Staël. Di là gli venne un riflesso della Germania, e si diede alla storia di quella letteratura. Strinse relazioni con uomini illustri delle due grandi nazioni; Cousin lo chiamava il suo amico, Fauriel e Goethe mettevano su il giovine poeta. Il suo orizzonte si allargò, vide nuovi mondi, e reagì contro la sua educazione letteraria, contro le sue adorazioni giovanili, contro Alfieri e Monti. A Milano, caduto il Regno d’Italia, le nuove idee raccolsero intorno a sè i giovani, e Manzoni divenne il capo della scuola romantica. Così, mentre la Germania, percorso il ciclo filosofico e ideale della sua coltura, si travagliava intorno all’applicazione in tutte le sue scienze sociali e naturali, in Italia si disputava ancora de’ principii. Naturalmente, nè Manzoni, nè altri poteva assimilarsi tutto il movimento germanico, lavoro di un secolo, e non lo vedevano che nella sua parte iniziale e superficiale. Ammiravano Schiller, Goethe, Herder, Kant, Fichte, Schelling, ma conoscevano assai meglio i nostri filosofi e letterati, e di quelli veniva loro come un’eco, spesso per studii e giudizii di seconda mano, spesso per intramessa di scrittori francesi. Rimasero essi dunque nella loro spontaneità, ponendo le quistioni, come le si ponevano in Italia, con argomenti e metodi proprii, e ne uscì un romanticismo locale, puro di stravaganze ed esa-