Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/154

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rono i bisogni, a tutto avea pensato la sollecitudine dei Genovesi1.

Genova non provò il dolore di vedere gli Austriaci fra sue mura (Vedi Doc. BB), dolore che pur venne risparmiato alla città di Torino, nella quale fece suo ingresso il conte Della-Torre il 10 di aprile.

Il popolo lo accolse freddamente, ed i controrivoluzionarii mal ne dissimularono il loro dispetto. Un tristo presentimento covava nei cuori; ed il popolo non potea a meno di scernere in lui la causa e la rovina della rivoluzione. Torino mostrò poca energia, rimase al di sotto dei tempi egli è vero, ma questa città che per tanti chiari intelletti e per l’ottimo senno di ogni sua classe risplende, non potrà mai senza ribrezzo sentirsi in collo il giogo del dispotismo, ed i suoi voti saran volti in ogni tempo ad ottenere una onesta libertà.

Le truppe austriache occuparono la cittadella di Alessandria e le città di Voghera, Tortona, Casale, Vercelli e Novara (Vedi Doc. CC). Il conte Della-Torre, ad onta di quanto avea operato per la monarchia assoluta, non fu giudicato degno di vendicarne gli oltraggi: tale incarico venne riservato al cav. di Revel conte di Pratolongo nominato dal re suo luogotenente generale negli stati di terraferma (Vedi Doc. DD).

Le sentenze pronunciate in Torino contro la maggior parte dei proscritti piemontesi non li sorpresero

  1. A sentire l’autore dei Trente jours, Vittorio Emanuele fece distribuire considerevoli somme ai Piemontesi che s’imbarcarono. Non v’ha più di me chi sia disposto ad apprezzare l’eccellenza di quel cuore, ma questo fatto è assolutamente falso.