Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/274

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Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II-96.png

NOTE ALL’“ AGAMENNONE „

Pag. 24, v. 18 sg. — Assai chiara è questa metafora popolaresca. Al giuoco dei dadi, tre sei erano il punto massimo, tre uno, il minimo. Qui, col solito processo, la vigilanza è personificata, fa ciò che fa qualsiasi uomo, e dunque, giuoca anche ai dadi. Vedi la mia prefazione alle Odi e i frammenti di Pindaro, pag. XIV sg.

Pag. 24, v. 23. — Il testo dice appunto: un gran bove. Si potrebbe intendere che il vocabolo avesse un significato metaforico. Ma non risulta e ho preferito lasciare tale e quale l’immagine che, sebbene strana e corpulenta, non è priva di efficacia.

Pag. 58, v. 1 sg. — Il nome di Elena, interpretato e con etimologia un po’ fantastica, può significare: distruttrice di navi.

Pag. 75, v. 4 sg. — Asclepio, maestro sommo nelle arti mediche, sedotto dal lucro, risuscitò un cadavere. Ma Giove, non tollerando che fossero cosí violate le leggi del Fato, lo uccise col folgore.

Pag. 85, v. 25. — Lo scempio primiero è la uccisione dei figli di Tieste, vedi pag. 111, v. 7 sg.

NOTE ALLE “COEFORE„

Pag. 127, v. 1. — Ermete, fra i tanti uffici, aveva anche quello di accompagnare all’Averno le anime dei defunti. Era perciò, in qualche modo, loro protettore.