Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) III.djvu/300

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IPPOLITO 297

Tragedie di Euripide (Romagnoli) III-0300.png

NOTE A «LE SUPPLICI»


Pag. 16, vv. 18-19. - Ove la spiga prima spuntò: era tradizione che presso Eleusi fosse gittato il primo seme e quindi ne uscisse la prima spiga del grano.

Pag. 35, v. 13. - Di Dèo sull’ara, cioè su l’ara di Cerere.

Pag. 41, v. 15. - L’acque sante del Callicoro. Era una lontana presso Eleusi, oggetto di molta venerazione, perché era tradizione vi si fosse fermata Cerere nel suo lungo peregrinare in cerca della rapita figliuola (cfr. p. 53, v. 13).

Pag. 46, v. 15. - Il vate degli augelli, è Anfiarao.

Pag. 54, v. 6. - D’Inaco la figlia è Io, amata da Giove.

Pag. 55, v. 5. - Presso l’acque di Dirce, cioè presso Tebe.

Pag.56, v. 14. - I Parali, gli abitanti della Paralia, regione litorale dell’Attica.

Pag. 58, vv. 5-6. - I guerrieri nati dai denti del dragone, sono, come è noto, i Tebani.

Pag. 58, v. 18. - L’arma di Epidauro è la clava.

Pag. 71, v. 21. - Il figlio d’Oicleo è l’augure Anfiarao, che non voleva seguire Adrasto alla guerra di Tebe, prevedendone l’infelice esito. Indotto dalle lusinghe della moglie Erifile a parteciparvi, fu inghiottito in un baratro che il fulmine di Giove aprí sulla sua fuga, sottraendolo cosí a morte ignominiosa.

Pag. 92, v. 18. - Egialeo figlio di Adrasto.