Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/165

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152 pensieri (724-725-726)



*    L’uomo è cosí inclinato alla lode, che anche in quelle cose dov’egli non ha mai né cercato né curato di esser lodevole e ch’egli stima di nessun pregio, ancora in queste l’esser lodato lo compiace. Anzi spesso lo indurrà a cercar di rialzare presso se stesso il pregio e l’opinione di quella tal cosa minima nella quale è stato lodato, e a persuadersi che essa, o l’essere lodevole in essa, non sia del tutto minimo nell’opinione altrui (7 marzo 1821).


*    I poeti, oratori, storici, scrittori insomma di bella letteratura, oggidí in Italia, non manifestano mai, si può dire, la menoma forza d’animo (vires animi, e non intendo dire la magnanimità), ancorché il soggetto o l’occasione ec. contenga  (725) grandissima forza, sia per [se] stesso fortissimo, abbia gran vita, grande sprone. Ma tutte le opere letterarie italiane d’oggidí sono inanimate, esangui, senza moto, senza calore, senza vita (se non altrui). Il piú che si possa trovar di vita in qualcuno, come in qualche poeta, è un poco d’immaginazione. Tale è il pregio del Monti, e dopo il Monti, ma in assai minor grado, dell’Arici. Ma oltre che questo pregio è rarissimo nei nostri odierni o poeti o scrittori, oltre che in questi rarissimi è anche scarso (perché il piú de’ loro pregi appartengono allo stile), osservo inoltre che non è veramente spontaneo né di vena e soggiungo che non solamente non è, ma non può essere, se non in qualche singolarissima indole.


*    La forza creatrice dell’animo appartenente alla immaginazione è esclusivamente propria degli antichi. Dopo che l’uomo è divenuto stabilmente infelice, e, che peggio è, l’ha conosciuto,  (726) e cosí ha realizzata e confermata la sua infelicità; inoltre, dopo ch’egli ha conosciuto se stesso e le cose tanto piú addentro che non doveva, e dopo che il mondo è