Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/116

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102 pensieri (1343-1344-1345)

qual proposito mi piace di riferire quello che dice M. Beauzée (Encyclopédie méthodique, in H)., parlando di un altro carattere, cioè dell’n. Il semble qu’il auroit été plus raisonnable de supprimer de  (1344) notre orthographe tout caractere muet: et celle des Italiens doit par-la même arriver plutôt que la nôtre à son point de perfection, parce qu ’ils ont la liberté de supprimer les h muettes. La mia osservazione ancora può molto servire a mostrare quanto la scrittura materiale italiana e il suo sistema sia piú filosofico e al tempo stesso piú naturale che forse qualunque altro. Puoi vedere la p. 1339 (17 luglio 1821). Il gl, il gn ec. hanno parte di g e parte di l, ec., ma non contengono queste due lettere intere e non sono né l’una né l’altra. Sono dunque vere lettere proprie, e non doppie, perché non è doppio quello che ha due metà. Cosí dico della z. Non cosí l’x che contiene due lettere intere, e non è che una cifra, ossia un carattere (e non lettera) doppio.


*    Alla p. 1246, margine. Ho detto altrove che la lingua francese è universale, anche perché lo scritto differisce poco dal parlato, a differenza dell’italiano. Questo non si oppone alle presenti osservazioni: 1o, Perché ciò s’intende ed è vero, massimamente nel gusto, nella costruzione, nella forma e nel corpo intero della lingua e dello stile francese e scritto, che pochissimo varia dal parlato; ma non s’intende delle particolari parole e locuzioni e costruzioni volgari. 2o, perché la lingua francese polita differisce dalla popolare assai meno dell’italiana. E ciò, primo, per le circostanze politiche e sociali ec. diverse assai nell’una nazione rispetto all’altra, secondo,  (1345) perché la lingua italiana, essendo divisa in tanti dialetti popolari, ha un dialetto comune e polito necessariamente diviso assai da tutte le favelle popolari; dico un dialetto comune, non solo scritto, ma parlato da tutte le cólte persone d’Italia in ogni circostanza conveniente ec. Ora la singolarità