Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/170

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
158 pensieri (2303-2304-2305)

e tradizionalmente, ma lunghissimamente nella bocca e nella testa dell’infima plebe (la quale ora finalmente l’ha perduta; e questa voce non è che dei dotti nel senso di strega, de’ pedanti  (2304) nel senso di ninfa). E chi sa che gli stessi antichi latini (e greci) volgarmente non dicessero Lamia per ninfa? Considerando cioè la ninfa come un ente misterioso e di misterioso potere, qual è appunto la Lamia. Facilissime e naturalissime sono queste confusioni d’idee e di parole, in quelle tra esse che appartengono alla classe abbandonata ai pregiudizi dell’infimo volgo. Vedi il Forcellini in che senso si prendesse la voce nympha. Vedi pure il Monti, Proposta, voce Lammia. Io per me credo probabilissima e naturalissima quest’ultima opinione, la quale parimente dimostrerebbe come Lammia derivasse nell’antico italiano (e questo, volgare) dal solo volgare latino (29 dicembre 1821). A questo proposito osserva ancora, intorno alla nostra voce Fata ed all’idea ch’essa significa, il Forcellini in Fata ae, e una mia nota al Frontone de Nep. amisso. Troverai che la voce e l’idea prende origine dall’antico latino, e dev’esser passata a noi per mezzo del volgare, essendo essa voce pochissimo o niente usata dagli scrittori latini ec. Vedi pure il Forcellini Fatum in fine, e sotto il principio, dove cita Apuleio. Vedi p. 2392.


*    I diminutivi sogliono esser sempre graziosi e recar grazia e leggiadria ed eleganza al discorso, alla frase ec. Riferite quest’osservazione alla grazia che nasce dalla piccolezza (29 dicembre 1821). (2305)


*   Gl’italiani, i francesi, gli spagnuoli usano il verbo sapio (sapere, saber, savoir) nel senso di scio. Che vuol dir ciò, se non che cosí adoperava quel volgare da cui, e non d’altronde, tutte tre queste lingue son de-