Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/152

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(3032-3033-3034) pensieri 145

lo spagnuolo ver fa nel participio, non visitus, ma visus. Similmente viso is anomalo, che ne deriva. Ma secondo i principii da me posti e dimostrati altrove, egli è certissimo che l’antico participio di video dovette esser visitus (anomalo invece di viditus), come di doceo fu docitus. Quindi il nostro italiano e spagnuolo visto è contrazione (usitatissima anche nell’antico e buon  (3033) latino: vedi p. 2894 e seg.) dell’antico visitus; egli è un latinissimo vistus anteriore a visus e piú regolare. Or come mai questo participio, perduto affatto nel latino conosciuto, questo participio antichissimo, piú antico e piú regolare dell’usato dagli scrittori latini, comparisce per la prima volta nel latino-barbaro, e quindi si trova usitatissimo e comunissimo in due lingue moderne figlie della latina, e trovasi in luogo del visus del latino conosciuto, il qual visus nelle dette lingue non trovasi? Forse questo participio, indipendentemente dal latino, è stato fatto in dette lingue dal verbo vedere secondo le regole di coniugazione proprie, non del latino, ma di esse lingue? Anzi, secondo queste regole, egli è in esse lingue affatto anomalo e irregolare e fuori d’ogni ordine; ei non ha in esse lingue veruna origine; e in luogo di esso, la lingua italiana, secondo le regole delle sue coniugazioni, dee dire veduto1 (lo spagnuolo dovrebbe dir veido o vido), e lo dice infatti ancor esso. Ma questo secondo participio  (3034) italiano, regolare e moderno è molto meno volgare e piú nobile, e quell’altro irregolare, antico e latino è piú plebeo, e forse, almeno in vari luoghi, il solo che la plebe adoperi, siccome in ispagnuolo egli è unico sí per la plebe che per la gente cólta e per la scrittura. Donde pertanto questo participio nel latino-barbaro, e nelle lingue moderne,

  1. Veduto sarebbe appunto il regolarissimo viditus, secondo il detto a pag. 3074, segg. 3362-8. Cosí da fundo regolarmente funditus dimostrato da funditare; da medeo, meditus dimostrato da meditare, come altrove dico, cioè p. 3352-60.
Leopardi. - Pensieri, V. 10