Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/159

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152 pensieri (3044-3045-3046)

Altri poeti non drammatici si restrinsero pure a tale o tal dialetto particolare, e per conseguenza scrissero a una sola nazione o parte della Grecia e questa si proposero per uditorio (com’é verisimilissimo che facesse anche Omero ), né questi furono pochi, anzi fra gli antichi furono i piú. E si può dir che la totale, confusa, indifferente, copiosa mescolanza de’ dialetti nel linguaggio poetico greco, e il seguir ciecamente la lingua e l’uso di Omero non sia proprio se non de’ poeti greci piú moderni, e nella decadenza della poesia, come Apollonio Rodio, Arato, Callimaco e tali altri de’ tempi de’ Tolomei, quando già la base della letteratura greca era l’imitazione de’ suoi antichi classici. Perocché di Esiodo contemporaneo di Omero, o poco anteriore o posteriore, non è maraviglia se il suo linguaggio si trova omerico: spieghisi l’uso di  (3045) questo linguaggio in lui colle ragioni e considerazioni stesse con cui si spiega in Omero. In Anacreonte v’ha pochissima mescolanza di dialetti (vedi Fabricius, Bibliotheca Graeca, in Anacr.). Certo il suo linguaggio è tutt’altro da quello di Omero. Esso è ionico. Saffo scrisse in eolico. Empedocle, benché siciliano e pittagorico, adoperò in vece del dorico l’ionico (vedi Fabricius in Empedocle, Giordani sull’Empedocle di Scinà, fine dell’articolo secondo). Forse che il dialetto ionico era allora il piú comune della Grecia? Probabile, pel gran commercio di quella nazione tutta marittima e mercantile. Forse quello che noi chiamiamo ionico non era in quel tempo che il linguaggio comune della Grecia, siccome poi lo fu con certe restrizioni l’attico, che nacque pur dall’ionico? Probabile ancora; e in tal caso sarebbe risoluta anche la quistione intorno ad Omero, il quale da tutti è riconosciuto per poeta principalmente ionico di linguaggio; e si confermerebbe la mia opinione, che il linguaggio da lui seguito non fosse allora che l’idioma comune di tutta la Grecia, siccome l’italiano  (3046)