Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/135

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130 pensieri (3719-3720-3721)

stile, è precisamente il piú poetico di quanti si conoscono, e forse il non plus ultra della poetichità): e questi infatti sono i mezzi ch’egli adopera e gli effetti ch’egli consegue. Or non si possono adoperar tali mezzi, né produr tali effetti (che con altri mezzi nello stile non si ottengono) senza una continua e non mai interrotta azione, vivacità e freschezza d’immaginazione. E sempre ch’essa langue, langue lo stile, sia pure immaginosissima e poetichissima l’invenzione e la qualità delle cose in esso trattate ed espresse. Poetiche saranno le cose, lo stile no; e peggiore sarà l’effetto, che se quelle ancora fossero impoetiche; per il contrasto e sconvenienza ec. che sarà tanto maggiore, quanto quelle e l’invenzione ec. saranno piú immaginose e poetiche.  (3720) Del resto è da vedere la p. 3388-9 (17 ottobre 1823).


*    Alla p. 3546. I detti effetti accadono in un gran letterato, in un gran filosofo, in un gran poeta, in un gran professore di qualsivoglia o letteratura o arte o scienza o abilità ec. verso quelli che si arrogano quella medesima arte, e la professano ec. Severissimi, disprezzatissimi, intollerantissimi a principio, non per superbia (anzi questi tali sono sempre modestissimi) ma per non trovar niuno che non sia indegnissimo di stima per se, o che meriti piú che pochissimo nella sua professione: e disprezzanti nel cuor loro, piuttosto ch’esternamente; a poco a poco persuadendosi che insomma non v’è di meglio di coloro ch’ei disprezzava, dalla mancanza de’ veramente stimabili piglia argomento e in ultimo abitudine di tollerare il niun merito, e di stimare e lodare il piccolissimo, e di celebrare e fino ammirare il mediocre (non per se ma per la sua rarità, finalmente conosciuta, e conosciuta per universale) e insomma di contentarsi del poco e pochissimo, e di dare alle cose non il  (3721) peso assoluto ma il peso relativo che