Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/264

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(3879-3880) pensieri 259



*    Alla p. 3715. Sono molte volte che la noia è un non so che di piú vivo, che ha piú sembianza perciò di passione, e quindi avviene che non sia sempre in tali casi chiamata noia, benché, filosoficamente parlando, ella lo sia, consistendo in quel medesimo in cui consiste quel che si chiama noia, cioè nel desiderio di felicità lasciato puro, senza infelicità né felicità positiva, e differendo solo nel grado da quella che noia comunemente è chiamata. E differisce nel grado, in quanto ell’é noia, in certo modo piú intensa, sensibile e viva, qualità che l’avvicinano all’infelicità cosí chiamata positivamente, e che paiono poco convenevoli  (3880) alla noia. Ella infatti, benché del genere stesso, è piú passione, è piú penosa, che la noia, cosí comunemente chiamata, non è. Ed è tale perch’ella nasce e consiste in un desiderio piú vivo, e al tempo stesso ugualmente vano. Questa sorta di passione è quella che provano generalmente i giovani quando sono in istato di non piacere e non dispiacere. Essi sono poco capaci della noia comunemente detta. Essi sono poco capaci di trovarsi giammai senza un’attuale, ancorché indeterminata passione,1 piú viva d’essa noia, perché il loro amor proprio, e quindi il lor desiderio di felicità e di piacere, ugualmente vano che nell’altre età, è molto piú vivo, generalmente parlando. Incapaci di noia comunemente detta, benché privi di piacere e dispiacere, sono ancora similmente quegli stati dell’individuo, di cui ho detto p. 3835-6, 3876-8 e simili. Altresí lo stato di desiderio presente e vivo determinato a qual si sia cosa; benché privo anche questo stato di piacere e dispiacere positivo ec. E cosí discorrendo. Questa sorta di passione, diversa

  1. Se non in quanto essi sono piú capaci di occupazione e distrazion forte dell’animo, e quando essi si trovano attualmente in tale stato (che accade loro piú frequentemente che agli altri per molte ragioni) del che vedi la p. 3878, principio.