Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/282

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(3900-3901) pensieri 277

giungi quello che puoi vedere nel pensiero precedente (23 novembre 1823).


*    Alla p. 3869, margine, principio. Arcesso, - Capesso, - Facesso (Vedi Forcellini in Facesso, principio e fine) - is īvi ītum. E credo che anche gli altri tali verbi frequentativi o desiderativi o come si chiamino (vedi Forcellini in Facesso, principio), se altri ve n’ha, facciano allo stesso modo, cioè una mescolanza della terza e quarta coniugazione. Anche Arcesso fa nell’infinito passato arcessi e arcessivi. E vedi Forcellini in arcesso, principio (23 novembre 1823). Vedi p. 3904.


*    Alla p. 3884. Se la qualità dello stile del Tasso, considerato in generale, pecca in qualche cosa, questo si è, piú che in altro, nel molle. E certo non di rado esso dà nel debole, anzi pur nel freddo, e in quel basso che nasce da debolezza, da mancanza di nervo e di forza per sostenersi in alto e ritto ec. ec., in poca sostenutezza ec. Questo è molto piú frequente nel Tasso che o in Dante o in Petrarca, e piú ancora che in parecchi poeti del secondo ordine (23 novembre 1823).


*    Alla p. 2843. Che inceptare in questo senso d’incettare, cioè  (3901) come composto di capto, non sia alieno dall’antica latinità, secondo che ho detto in una delle pagine citate in quella a cui questo pensiero appartiene, me lo persuade eziandio il vedere che detto senso è tutto latino e alla latina ec., e quasi è lo stesso che quello del semplice captare, se non che è determinato ad un certo modo di far quello che si denota col verbo captare. Del resto, che la mutazione dell’a in e ne’ composti, e l’altre tali, usitate regolarmente nell’antico e buon latino, fossero trascurate ne’ composti de’ tempi bassi e delle lingue moderne,