Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/338

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(3961-3962) pensieri 333

venienza alcuna, del qual genere di bellezza e di grazia, che può però essere di molte specie, ho detto altrove, non so se estensivamente a tutte le specie di cui tal genere è capace (9 decembre 1823). Vedi p. 3971.


*    Ippocrate nel libro De aere, aquis et locis (p. 29, classe 1, dell’edizione del Mercuriale; Venetia, 1558, folº., ap. Juntas, in due tomi, ciascuno diviso in due classi) parla di una nazione che chiama de’ Macrocefali, presso i quali stimandosi γενναιότατοι quelli ch’avessero la testa piú lunga, era legge che a’ bambini ancor teneri, quanto piú presto colle mani si riducesse la figura della testa in modo che fosse lunga e cosí si facesse crescere obbligandola con fasce e altre stretture. Aggiunge ch’al tempo suo questa legge e questo costume non s’osservavano piú, ma che i bambini naturalmente nascevano colla testa cosí figurata, perché prodotti da genitori che tale l’avevano. Che però negli ultimi tempi già non nascevano e non erano piú tutti  (3962) né tanti, come prima, di lunga testa, per lo disuso della legge.

Or vedi la parte I della Cronica del Peru di Pietro de Cieça (della quale opera vedi la p. 3795-6), capitulo XXVI, cart. 66, p. 2-67, p. 1 e capitulo L, cart. 136, p. 2 ed altrove, circa la stessa costumanza di figurar le teste de’ bambini a lor modo, propria di molte popolazioni selvagge dell’America meridionale. Or che relazione ebbero mai questi coi Macrocefali? E questo costume è forse cosa che la natura l’insegna, e in cui gli uomini facilmente, benché per solo caso, debbano concorrere? Si applichi questa osservazione a quelle sopra l’unicità dell’origine del genere umano;1

  1. Puoi vedere la p. 3988. Si può anche applicare al discorso sopra la barbarie della società umana ec. (p. 3797-802).